VENETOSTELLATO
COORDINAMENTO VENETO CONTRO L’INQUINAMENTO LUMINOSO

Raccolta di documenti e articoli sulla stampa

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 Da "Il Giornale di Vicenza    di  Giovedì 2 Febbraio 2006

L’associazione astrofili riunisce i sindaci dell’Ovest per cercare una soluzione -  Le luci “oscurano” le stelle ;  L’inquinamento luminoso a livelli di allarme

Quella dell'inquinamento luminoso è una tematica abbastanza complessa che non si esaurisce solamente nell'impossibilità di osservare un poetico cielo stellato. La rifrazione luminosa emanata dalle città e paesi riguarda anche il benessere e le tasche dei cittadini che si trovano a pagare consumi di energia elettrica superflua. Basti pensare che solo in Italia ogni anno si spendono circa 200 milioni di euro per difetti di progettazione, di realizzazione o gestione degli impianti di illuminazione esterna e per l'uso di lampioni che risultano essere ad alto consumo.
I comuni di Arzignano, Montecchio Maggiore, Chiampo, San Pietro Mussolino, Crespadoro, Altissimo e Nogarole hanno aderito con interesse all’invito del presidente del gruppo astrofili della Valle del Chiampo, per confrontarsi e discutere, spinti anche dalla legge regionale sulle norme per la prevenzione dell'inquinamento luminoso, che la Regione Veneto ha adottato, per prima in Italia, già dal '97.
A distanza di nove anni si raccolgono in verità pochi progressi dal punto di vista della messa in pratica della normativa. Non molti comuni hanno adottato in maniera decisa i parametri del piano regionale per l'illuminazione pubblica che prevede un invio luminoso verso il cielo non superiore al 3% del flusso di una fonte (lampada o faro). Di fatto in molte zone permangono impianti fuori norma, lampade a sfera, lampioni a forte irradiazione proiettati verso la volta celeste.
«Per inquinamento luminoso intendiamo ogni forma di irradiazione di luce artificiale rivolta direttamente (proiettori e lampade) indirettamente (riflessione della luce da terra) verso il cielo -» spiega Leopoldo Dalla Gassa, presidente dell'associazione Veneto Stellato. «Ciò si può contenere utilizzando impianti e apparecchi corretti senza eccessi costosi che ricadono su tutti i cittadini».
«Nel 2001 la Regione Veneto spendeva 50 miliardi di vecchie lire all'anno per l’illuminazione - spiega Guido Panarotto. Bisogna dare un freno a sprechi inutili. Molte fabbriche illuminano a giorno l'area industriale. È stato dimostrato ampiamente che i ladri vanno più facilmente dove ci vedono. Il buio è un deterrente per i malintenzionati. Poi ci sono i fari delle discoteche, pericolosi anche per automobilisti che, distratti, possono avere incidenti. Per quanto riguarda le amministrazioni, devono adottare impianti di illuminazione con lampada piatta o altre tipologie a norma di legge. Da qui in avanti serve l'impegno dei tecnici e dei progettisti. E bisognerebbe invitare i privati a fare lo stesso mediante sensibilizzazione e l'informazione agli addetti ai lavori, ai periti, agli installatori. Inutile per esempio illuminare un edificio dal basso all'alto. L'80% di luce viene dispersa in cielo. Con la posizione contraria, invece, si è in regola e si fa più luce. Ora tocca ai comuni muoversi in questo senso per avere un paese più vivibile».
«Questo incontro ha dimostrato che le amministrazioni comunali con i tecnici devono prestare la massima attenzione alle scelte future - ha sottolineato il sindaco di Arzignano Stefano Fracasso -. Quello che serve è fare crescere la cultura in questo ambito per valutare con attenzione le nuove urbanizzazioni, gli impianti esterni e così via. È un percorso lungo ma che può sanare tanti anni di disattenzione a questo aspetto».

di Matteo Pieropan

Lettera di VenetoStellato alla Società Autostrade

Bunogiorno,   sono il presidente di VenetoStellato (coordinamento regionale contro l'inquinamento luminoso www.venetostellato.it ), mi permetto di inviarvi questa e-mail per congratularmi dell'intervento di messa a norma dell'impianto di illuminazione del casello autostradale di Vicenza Nord, della Valdastico.

Infatti, transitando stamane proprio da quel casello, sono rimasto favorevolmente stupito per l'intervento che alcuni operai stavano portando avanti per la messa a norma dei proiettori posti in loco.

Tali priettori, fino ad ora illuminavano al cinquanta percento la strada, e per il restante il cielo: provocando oltre che un notevole inquinamento luminoso, anche e sopratutto un fastidioso abbagliamento ai conducenti dei veicoli in transito, oltrechè un'ingiustificato spreco energetico.

L'associazione che rappresento, da anni collabora con enti e privati per un razionale e corretto uso dell'illuminazione esterna con alterne vicende, a volte per giungere alle denunce non solo a mezzo stampa delle violazioni alla L.R. 22/97 "Norme per la prevenzione dell'inquinamento luminoso".

Mi sembra quindi quanto meno corretto e doveroso, plaudire coloro che in silenzio stanno operando in modo di rendere un servizio all'utente in termini di sicurezza veicolare e pedonale, senza sprechi e in modo ottimale, contribuendo per quanto possibile al contenimento del fenomeno che purtroppo e sconsideratamente, sta cancellando il cielo stellato.

Mi permetto allora di avanzare una proposta: perchè non stipulare in "Protocollo d'intesa " per la messa a norma anche degli altri caselli che ne avessero bisogno, tra voi, VenetoStellato e le associazioni nazionali interessate che si occupano di inquinamento luminoso?

A tal proposito, di seguito, aggiungo il numero del mio cellulare in caso che la proposta da me fatta, sia di vostro interesse.

Nell'attesa di un vostro gradito cenno di riscontro, per il momento vogliate gradire il grazie di tutti coloro che rappresento.

Il presidente                                     Leopoldo Dalla Gassa

 

Da IL GAZZETTINO ed. Bassano di  Sabato, 17 Dicembre 2005

PRONTO IL "PRI" : L'Amministrazione comunale sta studiando le nuove norme sia per l'illuminazione pubblica che per regolamentare quella privata - Un piano contro l'inquinamento luminoso

Dopo il Prg, a Bassano è in arrivo il Pri. Non è una sigla partitica nata dal revival del sistema elettorale proporzionale: è il "Piano regolatore dell'illuminazione", che rispetto a quello generale scende nel dettaglio di una specifica problematica, sempre più avvertita dalla sensibilità collettiva. Lo strumento fisserebbe infatti un complesso di disposizioni tecniche per disciplinare e razionalizzare l'illuminazione pubblica e privata e ridurre l'inquinamento luminoso. L'idea è dell'assessore ai lavori pubblici Egidio Torresan, che in consiglio comunale ha rilanciato un progetto peraltro già anticipato in commissione: «Sì, stiamo seriamente valutando l'opportunità di varare il Pri. Tanto più che potrebbe esserci in parte finanziato dalla Regione».

Ad invocare «un piano comunale di efficienza energetica inteso ad un risparmio sull'illuminazione pubblica degli edifici, dei semafori e dei vari punti luce esistenti e programmati» erano stati i consiglieri di Alleanza Nazionale Stefano Monegato, Rodolfo Celestino, Luigi Galliotto e Mauro Zen, con un'interpellanza che muoveva da tre constatazioni: «l'aumento del costo dell'energia elettrica a causa del rincaro del petrolio e della mancata scelta dell'energia nucleare o di altre fonti alternative nei decenni passati», «l'estrema dipendenza del sistema paese verso l'estero» in questo campo, «la possibilità di partecipare a consorzi per l'utilizzo di energia».

Torresan ha illustrato allora le quattro soluzioni in materia studiate dall'amministrazione. Anzitutto, l'installazione di regolatori elettronici di flusso luminoso: «Un intervento compiuto su tutti i nuovi impianti e inserito come prescrizione tecnica nelle concessioni per le opere di urbanizzazione». Il risparmio energetico legato alla riduzione della potenza e (di conseguenza) dei consumi è stato calcolato nella misura del 20\%. E un'ulteriore sforbiciata del 10\% si ottiene rimpiazzando le luci "bianche" con quelle "gialle", cioè le lampade a vapori di mercurio con quelle al sodio ad alta pressione, di pari resa luminosa: «Con i dipendenti del magazzino comunale è dal 2003 che stiamo operando man mano la sostituzione in intere zone del territorio comunale: i fondi li ricaviamo dalle risorse finanziarie per la manutenzione ordinaria dell'illuminazione pubblica inserite di volta in volta a bilancio».

Le programmazioni annuali, dal 2001, contemplano pure la revisione e il rinnovo dei punti luce obsoleti e delle rispettive linee elettriche. Ultima ma non per importanza, la gara che nel 2003 ha assegnato la fornitura dell'energia elettrica ad una società che assicura un risparmio del 10\%, in confronto alle tariffe applicate in passato dall'Enel.

Tra i tanti accorgimenti attuabili per contenere le spese, alcuni suonano perfino banali nella loro semplicità: spegnere le luci quando si esce da un ufficio, per dirne uno. Per le strutture sportive e gli edifici di nuova costruzione, il Comune potrebbe prendere in esame anche il ricorso a fonti di energia alternative. «Gli elevati costi iniziali di investimento ci hanno per ora dissuaso dall'adottarle», spiega però Torresan. Telegrafica, alla fine, la dichiarazione di assenso di Rodolfo Celestino: «La risposta dell'assessore ci convince e ci soddisfa. Auguriamoci che in avvenire si possa risparmiare ancor di più».

articolo a firma di Emanuele Borsatto
 

Conferenza del dott.Fabio Falchi

Martedì 6 dicembre a Mestre

Nell'ambito del ciclo di conferenze pubbliche "Venezia Ambiente Natura"  Martedì 6 dicembre alle ore 17,30 nella saletta seminariale del Centro Culturale Candiani a Mestre, si terrà una conferenza dal titolo "I danni ambientali dell'inquinamento luminoso". Il relatore sarà il Dottor Fabio Falchi, dell'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'Inquinamento Luminoso. 
L'inquinamento luminoso, un'alterazione dei livelli di luce naturalmente presenti nell'ambiente notturno, è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni e provoca danni di diversa natura: ambientali, culturali, economici. Non riguarda più soltanto gli appassionati astrofili che hanno perso la poesia del cielo stellato, da sempre fonte di ispirazione per scienza e cultura, ma anche tutti noi che subiamo le conseguenze di questo fenomeno sul nostro ecosistema. Infatti tra i danni ambientali, approfonditi nella conferenza del 6 dicembre, si possono elencare: alterazione dei ritmi circadiani nelle piante, negli animali e nell'uomo, difficoltà o perdita di orientamento negli animali (uccelli migratori, tartarughe marine, falene notturne), alterazione del fotoperiodo in alcune piante.
Conoscere tali danni può essere utile a capire l'importanza di evitare tale forma di inquinamento, limitandone le conseguenze sull'ecosistema.

E'possibile visualizzare la locandina all'indirizzo
http://www.ambiente.venezia.it/news/Conf_educaz_amb_locandina.pdf

Per maggiori informazioni:
Ufficio Educazione Ambientale del Comune di Venezia
0412748274


 

   Brian Schmidt risponde all'appello di Luca Zaggia

Dear Luca
I share your concern for the nighttime sky. We here in Canberra are continually trying to preserve the nighttime sky for our observatory  (which has now unfortunately burned down), but also for the people. The vast majority of people of Canberra, and I presume Padova, unfortunately want light, and it would seem that more is better. Here in Canberra, we try to strike a reasonable balance, and rather than
insisting on Low Pressure Sodium, which people do not like, ask for High Pressure Sodium, but ask/beg for full shielding. Ultimately it is a
political decision on what balance is struck. I encourage you to persevere in your attempts to move the balance towards seeing the stars


Sincerely Yours

 

  ICOMUNICATO STAMAPA DI VENETOSTELLATO

8 Ottobre: Giornata Nazionale sull’Inquinamento Luminoso

La stampa ignora, ma noi insistiamo...

 

 

   In occasione della Giornata Nazionale sull’Inquimanento Luminoso Venetostellato intende manifestare la propria soddisfazione per l’annuncio dato ieri dall’Amministrazione del Comune di Padova riguardo all’adozione di una serie di misure per l’adeguamento alla normativa regionale veneta degli impianti di illuminazione pubblica. Un esempio che dovrebbero sicuramente imitare tutti i comuni del nostro territorio in primis i capoluoghi di provincia.

Si sbaglia, tuttavia, l’assessore all’ambiente del Comune di  Padova nel definire il provvedimento, per ora solo annunciato, il primo esempio di azione “integrata” contro l’inquinamento luminoso. Il problema della dispersione di luce verso l’alto va affrontato infatti in maniera globale considerando sia gli impianti di illuminazione pubblica che gli impianti privati. Per questi ultimi, la legge prevede da parte dei comuni l’adozione di specifici regolamenti, l’integrazione della normativa edilizia e qualsiasi azione di sensibilizzazione incluso il meccanismo sanzionatorio per i comuni che, come Padova, ricadono nelle fasce di rispetto degli osservatori.

A nulla serve che ci si prodighi oggi per la messa a nuovo degli impianti se si lascia totalmente fuori controllo la situazione nell’area industriale, ad esempio, dove la progressione del degrado è esponenziale e per la quale nulla si è fatto durante gli otto anni trascorsi dall’entrata in vigore della legge regionale 22/97. Ricordiamo che da diverso tempo sono sui tavoli della Procura della Repubblica una serie di denunce per gravi violazioni perpetrate da privati e da società controllate dallo stesso comune di Padova, vedi Interporto, Fiera, APS e per le quali ancora si aspetta una soluzione. Altre arriveranno nel futuro prossimo, a meno che l’amministrazione cittadina non provveda autonomamente ad affrontare il problema, magari con l’appoggio di chi da sempre si occupa di inquinamento luminoso.

Ad oggi, nella nostra regione, esiste un solo esempio di comune che abbia veramente affrontato la questione dell’inquinamento luminoso con serietà e coraggio, si tratta del comune di Teolo il quale, anticipando le normative, ha portato a zero le dispersioni ammesse per tutti gli impianti nel proprio territorio con un regolamento comunale all’avanguardia, con capitolati d’appalto in linea con le migliori normative regionali e con integrazione del regolamento edilizio, così come vuole la legge regionale 22/97.

Concludiamo ricordando che limitare l’inquinamento luminoso non significa spegnere le luci e lasciare le nostre città e case al buio, ma utilizzare la luce con intelligenza nel rispetto dell’ambiente e della proprietà altrui. Un esempio di questa pratica è oggi sotto gli occhi di tutti: il punto vendita IKEA a Padova est. Il fabbricato e l’intera area occupata dal punto vendita del colosso svedese sono illuminati da un impianto realizzato nel pieno rispetto delle normative più severe. Oggi quindi possiamo finalmente renderci conto che è possibile illuminare senza alcuna dispersione rispettando leggi e ambiente senza sacrificare immagine e sicurezza.

Al comune di Teolo, all’IKEA così come a tutti i comuni e privati che vorranno seguirne l’esempio va il plauso della nostra associazione , a tutti gli altri, comunque, l’augurio di un futuro ricco di stelle.

Comunicato stampa dell'Assessorato all’Ambiente del Comune di Padova. “Padova città delle stelle”.

Risanamento e ammodernamento del sistema di illuminazione pubblica della città di Padova.

L'Amministrazione Comunale della città di Padova ha avviato un piano complessivo di risparmio energetico che coinvolge molte attività municipali. Una parte consistente del piano riguarda il risanamento e ammodernamento del sistema di illuminazione pubblica cittadino, ponendo attenzione in particolare al problema ambientale dell’inquinamento luminoso e dell’utilizzo razionale delle risorse energetiche ed economiche e all’esigenza di garantire la sicurezza necessaria.

Sarà migliorata notevolmente l’efficienza del sistema di illuminazione pubblica in modo da assicurare più razionali, efficaci e ove necessario più elevati illuminamenti al suolo e sarà recuperata una significativa quantità della luce che attualmente viene dispersa direttamente verso il cielo, determinando gran parte del chiarore inutile e dannoso che assume il cielo notturno. E’ questo chiarore innaturale che impedisce di vedere il cielo stellato.

Riteniamo che il cielo stellato sia un patrimonio significativo per l’umanità e particolarmente per la tradizione galileiana della città, sede ancor oggi di una delle scuole superiori di astrofisica più forti in Italia, della prima facoltà di Astronomia e del primo e tuttora maggiore Osservatorio Astrofisico sul territorio nazionale, da preservare per le generazioni future.

L'amministrazione attuale ha fatte proprie le istanze di rispetto dell'ambiente e del cielo notturno, di risparmio energetico, di rispetto della legge regionale sull'inquinamento luminoso, valorizzando l'opportunità di andare addirittura oltre la legge regionale, assumendo obiettivi di eccellenza con la decisione di azzerare la polluzione luminosa diretta verso il cielo per tutti i nuovi impianti futuri e di rinnovare con questo obiettivo di qualità tutti gli apparecchi illuminanti obsoleti, fortunatamente coincidenti a Padova con quelli meno efficienti e più inquinanti.

Una volta realizzato il piano di risanamento, il recupero del flusso luminoso disperso direttamente verso il cielo ed il conseguente abbattimento dell'inquinamento luminoso dell'intera città è stimato essere di oltre il 65%.  Il risparmio energetico potenziale conseguente alla migliore efficienza energetica del sistema è quantificato in circa 870.000 euro/anno, in termini di minori esborsi nella bolletta elettrica comunale. Tale risparmio potrebbe inoltre consentire di fronteggiare gli oneri finanziari del piano.

Trattandosi di energia elettrica risparmiata (di produzione termica) risulta tutt'altro che trascurabile per il rispetto ambientale anche il mancato sperpero di combustibili fossili e la corrispondente quantità di CO2 che si risparmia di immettere in atmosfera.

E' il primo esempio di città di importanti dimensioni che affronta organicamente il problema del risanamento luminoso ed energetico del proprio sistema di illuminazione pubblica su larga scala ed è intenzione e orgoglio dell'amministrazione padovana proporla come "best practice" anche a livello nazionale nelle organizzazioni di coordinamento dei grandi comuni italiani. E' evidente la portata notevolissima della scelta politica dell'amministrazione in termini di investimenti, organizzazione, difficoltà di ogni genere (non solo tecniche!) il cui avviamento e attuazione richiede tempi tecnici adeguati.

I primi risultati cominceranno a vedersi dal prossimo anno 2006 e per completare la prima fase del risanamento ci sarà tempo fino al 2009, anno galileiano mondiale in cui la città potrà mostrarsi al mondo, non solo sul piano culturale, ma anche su quello tecnico e politico, davvero come "Padova città delle stelle" attenta al risparmio, all'ambiente e al benessere dei cittadini.

                                                                                  Assessorato all’Ambiente del Comune di Padova

Padova, 5 ottobre 2005.

 

   Appello di Luca Zaggia di VenetoStellato a Brian Schmidt Saul Perlmutter

ospiti a Padova in occasione della manifestazione PADOVA CITTA' DELLE STELLE

Dear Saul and Brian, I’m a researcher of the Institute for Marine Sciences of the Italian National Research Council, Venice (Italy) and an amateur astronomer, during happy hours. I want congratulate with you for the award “Padova Città delle Stelle” the City’s Authorities will assign you in the  framework of the celebrations for Galileo Galilei and I hope to be present on Friday night’s ceremony. Also, I would like to take some minutes of your time to ask you to reflect on the meaning of the price you are getting from this city.

Padova Città delle Stelle means Padova the City of Stars and this sound as if it really has, or want to achieve a pristine sky, as those you have in remote areas of your countries. Unfortunately that’s not true, and we have here severe problems of light pollution which prevents the observation of the heaven even from and rural areas. Our region was the first in Italy, and one of the first in the world, to have an environmental regulation for the prevention of light pollution. Amazingly, after eight years, our city’s governments are still ignoring the existence of that law and are installing polluting luminaries which are the cause of an exponential decrease of the sky quality in the region. The former administrators of Padova were sued for not respecting that law in public works and the present team still have to adopt any of the required measures. This is not an issue for professional astronomers, who observe from remote  peaks or from outside the atmosphere, thats why your colleagues from the university of Padova never complain, but it’s a cultural damage anyway especially for a city like Padova, the site of one of the oldest astronomy courses.

In fact, if we can accept that with the present trend the new generations will hardly recognise the constellations, we cannot say we aren’t worried if today’s students of the university courses on astronomy, the future heirs of Galilei’s tradition, have never seen the outline of our galaxy, the milky way, contrasting on the black ceiling painted with mythic asterism, still unknown to them, but which will, one day, characterise the pages of their academic works. If in 1997 one of the main reasons to invent a law against light pollution was the defence of the research activities of professional and public observatories, today to respect that law has become fundamental to preserve the few remnants of what we used to call “the heavens”.

As a member of Venetostellato and Cielobuio, the local and Italian correspondent of International Dark Sky Association (IDA) I ask you to help us sustaining our efforts in the defence of the night environment. We don’t want you to complain about that with people here, but just a few words from world renown scientists as you are can be of great help for us. If you have time, let’s have a look to the www.cielobuio.org web site, it has an English translation and it’s full of technical detail and of images of our sky monsters. I attach to this message a postcard of the night sky above Padova I took a couple of years ago. I look forward to meet you on Friday night. 

Sincerely, Luca Zaggia.
 

    ROADPOLLUTION   -  software di analisi illuminotecnica

      E' finalmente in rete Roadpollution, il  software del dott. Pierantonio Cinzano per l'analisi degli impianti di  illuminazione stradale e per la valutazione dell'impatto ambientale  da inquinamento luminoso,  (versione beta  1.6.1)all'indirizzo : www.inquinamentoluminoso.it/roadpollution/


Il software produce un rapporto dettagliato sull'impianto di illuminazione in  esame. E' stato pensato sia per i progettisti illuminotecnici  interessati a verificare i loro progetti che per quelli  che  si occupano di controllo dell'inquinamento luminoso, e  sono interessati a quantificare l'impatto degli  impianti di illuminazione  stradale.

Una apposita sezione del manuale, disponibile anche in PDF, riassume  quali sono i parametri più importanti da verificare per minimizzare  l'inquinamento luminoso, per massimizzare il risparmio energetico o  per verificare la congruenza con le leggi contro l'inquinamento  luminoso del tipo Lombardia e affini ed è auspicabile rappresenti un interessante lettura per tutti: http://www.inquinamentoluminoso.it/roadpollution/indexit.html#TOC6701


Il software comprende un esempio di dati fotometrici e parametri di  input già predisposti, in modo da poter essere provato anche da chi  non è esperto, semplicemente premendo sul bottone "Start Computation". Il manuale è in Italiano/Inglese ma il Rapporto, per ora, è solo in  Inglese
.

 

«LIGTHS OUT OF NEW YORK». «Luci spente a Una iniziativa in favore dell'ambiente e del risparmio di energia

Durante la migrazione molti esemplari rari si schiantano, accecati, contro gli altissimi palazzi

 NEW YORK- Per salvare gli uccelli durante la migrazione la Grande Mela è disposta a spegnere le luci dei grattacieli con più di 40 piani. Dopo la mezzanotte la linea dell'orizzonte di Manhattan sarà buia, almeno nei periodi delle migrazioni (primavera e autunno). Gli ornitologi hanno infatti dimostrato quanto le luci siano dannose per i volatili nel periodo delle migrazioni. Dal 1997 più di 4000 uccelli migratori sono rimasti uccisi o feriti proprio perché, accecati, si sono schiantati contro i grattacieli.

 

Comunicato stampa - 14 settembre 2005

Padova Città delle Stelle, ma il cielo è sempre più virtuale

Si moltiplicano in quest'epoca le manifestazioni notturne che evocano la presenza di un cielo stellato che è, purtroppo, sempre più una realtà virtuale. Mentre ci stiamo lentamente abituando a sigle del tipo: "Ballando Sotto le Stelle", "Calici Sotto le Stelle", "Notti Bianche" e quant'altro, le stelle sono, in realtà, la vera cenerentola delle nostre rassegne. Sempre meno numerose nei nostri cieli - ormai bastano le dita delle mani per contare quelle visibili dalle nostre città - le stelle effettivamente se ne stanno a guardare. E ci guardano attraverso una cortina impenetrabile: l'alone luminoso che circonda le notti del nostro territorio ormai compromesso dall'espansione urbana, segno tangibile del progressivo distacco fra l'individuo e il suo intimo dalle meraviglie della natura e i misteri dell'universo che per secoli hanno affascinato la mente umana.

Oggi il cielo si racconta attraverso le immagini delle sonde interplanetarie e di grandi telescopi posti in località remote o nello spazio, attraverso planetari o "suite" telematiche in grado di simulare la volta celeste e i suoi fenomeni, ma tutto è. oramai, fuorché esperienza diretta. E così lo splendore della Via Lattea, il colore delle stelle, il riflesso dei pianeti sulla superficie del mare rimangono appannaggio dei pochi che vivono in aree isolate del nostro pianeta o sono conservati fra i ricordi di viaggio in paradisi lontani ai quali, tuttavia, lo sviluppo turistico sta tristemente destinando la stessa sorte del nostro territorio.
La mancata percezione dell'universo è innanzitutto un grave danno culturale. Se da un lato possiamo accettare che con l'attuale tendenza le giovani generazioni difficilmente potranno riconoscere le costellazioni, dall'altro non può non allarmarci il fatto che già oggi studenti dei corsi universitari di astronomia, futuri eredi della tradizione scientifica di Galileo Galilei, non abbiano mai potuto vedere il profilo della nostra galassia stagliarsi sul sipario scuro, adorno di mitici asterismi a loro sconosciuti e che pure un giorno caratterizzeranno i loro scritti accademici. Se nel 1997 la difesa delle attività di ricerca degli osservatori astronomici era uno dei principali motivi per "inventare" una legge che limitasse la dispersione inutile di luce artificiale verso la volta celeste, oggi, più che mai, il rispetto dei principi della legislazione regionale veneta (la prima in Italia in ordine di apparizione) è diventato fondamentale per conservare quel poco che rimane dello spettacolo naturale che un tempo chiamavamo "il firmamento".
Ma la dispersione di luce è anche un danno in termini economici. In un paese povero di risorse energetiche qualsiasi forma di spreco comporta dei costi che la comunità deve inutilmente sobbarcarsi con fondi che potrebbero essere convenientemente destinati ad iniziative più utili. Per fare un esempio concreto si pensi che il risparmio conseguibile dall'adeguamento ai criteri di legge e l'introduzione delle tecnologie per la riduzione del flusso luminoso in una tipica cittadina di provincia, pur non rappresentando una voce fondamentale del bilancio, potrebbe tranquillamente assicurare pasti gratis, agli alunni delle sue mense scolastiche.
Alla città di Padova e alla sua Amministrazione, che con l'iniziativa "Padova Città delle Stelle" inaugurano in questi giorni le Manifestazioni Galileiane, Venetostellato chiede iniziative concrete per riportare il cielo cittadino a livelli di qualità accettabili in modo che si possa parlare, entro il 2009, anno in cui avranno culmine le celebrazioni del grande scienziato, di una vera Città delle Stelle, così come fece con successo la città di Tucson, in Arizona, già un decennio fa.


L'associazione Venetostellato  ricorda infine che la messa a norma degli impianti pubblici non è il solo passo che compete alle amministrazioni. La legislazione impone infatti a tutti i comuni di promuovere la conoscenza del problema e l'adeguamento degli impianti privati attraverso l'integrazione degli strumenti di pianificazione urbanistica e l'adozione di specifici regolamenti comunali. Si tratta di un percorso fondamentale che, per quanto ci è dato di sapere, l'Amministrazione del comune di Padova ancora non ha avuto modo di intraprendere.
Con l'auspicio di un futuro migliore e sicura che questa Amministrazione vorrà finalmente affrontare il problema con serietà, Venetostellato augura un grande successo all'iniziativa, purché non si dimentichi il protagonista principale: il cielo, quello vero che sta sopra di noi.


www.venetostellato.it

 

Il GAZZETTINO - POVE DEL GRAPPA - Domenica, 28 Agosto 2005

Da oggi alle 18 si potrà passeggiare nella nuovissima piazza Europa; infatti a quest'ora il sindaco Bruno Bertoldi taglia il nastro inaugurale della tanto attesa ed auspicata piazza del paese. Fino a pochi giorni fa, nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sul termine dei lavori e sull'inaugurazione, invece, passata la paura del temporale di ieri mattina le maestranze hanno ripreso i lavori.

Un progetto ambizioso ma necessario. Presentato lo scorso anno in consiglio comunale, ha suscitato perplessità ma ora con il viale degli olivi (molto romantico per gli sposi che si sposeranno nella vicina parrocchiale), la nuova illuminazione, (anti inquinamento luminoso per vedere le stelle) i numerosi posti auto e il nuovissimo centro polifunzionale, ha messo d'accordo tutti.

Il GAZZETTINO - VILLANOVA - Mercoledì, 31 Agosto 2005


Dure critiche della minoranza e decise repliche della giunta. «La bassa intensità della luce? È per non inquinare»
Il giorno dopo l'inaugurazione è già polemica sulla piazza

(N.M.) Nuova piazza del mercato al centro delle diatribe in consiglio comunale a Villanova. Il giorno dopo l'inaugurazione a fare da motivo conduttore del botta e risposta tra maggioranza e minoranza, nella seduta del consiglio, è proprio la sua sistemazione.

Il sindaco Silvia Fattore, nelle comunicazioni esordisce: «È un momento storico, ringrazio la cittadinanza che, con la sua partecipazione, ha dimostrato di aver capito i nostri sforzi nel cercare di ridare un'identità degna di questo luogo carico di storia e tradizioni». Al primo cittadino ribatte il consigliere di minoranza, Marino Gasparini. «Nulla da dire sull'organizzazione dell'evento, d'altronde il richiamo di nomi di spicco e i ricchi buffet fanno sempre una grande audience, indipendemente dal luogo in cui vengono svolti. Finita la festa e spenti i fari, però, ci si ritrova con una strada impraticabile, forse da rifare, ancora prima di poterla usare. Con un pavimento, nella zona dedicata al pescivendolo, poco idoneo ad essere lavato. Quindi con un'asfaltatura quasi uguale a quella della vecchia piazza. Una fontana strana dove già quella sera una bambina è scivolata dentro, un arredo urbano e panchine piene di spigoli vivi, alcuni già rotti e mal posati, quindi gli insoliti lampioni. Infine quel lastrone con dedica all'ex sindaco Ennio Caccin che forse, come persona, meritava qualcosa di più dignitoso».

Rispondono a più riprese sindaco e assessori. «La lastra è stata voluta dal progettista che stimava Caccin, il primo a volere questa piazza. Anch'io mi sono posta delle domande sui lampioni. Poi, approfondendo, mi è stato spiegato che, aldilà della scelta estetica, la bassa intensità di luce è per evitare inquinamento luminoso ».


Il GAZZETTINO - Vicenza - Venerdì, 2 Settembre 2005


ARREDO URBANO Cambiamenti in centro, da completare entro il 2008
Tutta l'illuminazione ai raggi X


(r.c.) L'obiettivo?  Rivedere tutta l'illuminazione del centro storico entro il 2008, anno di fine mandato dell'attuale amministrazione Hullweck.
NOVITÀ. La novità non dovrebbe essere sfuggita. L'illuminazione è diversa rispetto al passato. Al posto delle lampade tradizionali, sono state installate quelle con corpo illuminante sul coperchio in modo da ridurre la dispersione di luminosità, ora orientata verso il basso. Un'operazione scattata qualche anno fa nell'ambito di un progetto di rinnovo dei corpi luminosi all'interno delle mura cittadine che mira non solo a ridurre l'inquinamento luminoso ma anche a fare risparmiare il Comune grazie a una minore dispersione di elettricità. Un'operazione che l'assessore al Turismo Pietro Magaddino intende potenziare. "Abbiamo rivisto i punti luce di corso Padova. Finora abbiamo cambiato il 30-40 per cento dell'illuminazione". Tra le vie che in passato sono state interessate al rinnovo, vanno segnalate corso Palladio (45 lanterne), piazza Castello (33), contra' Vescovado (6), piazzetta Duomo (18), contra' Garibaldi (9), contra' Cavour (5), contra' del Monte (5) e contra' Manin (5), contra' Pozzetto (10 lanterne), contra' Lioy (8) e contra' Santi Apostoli (7).
 

 
Da "IL GAZZETTINO"  domenica 24 luglio 2005 

SAN TOMASO Agordino (BL) - Mentre prosegue il dibattito per riconoscere le Dolomiti patrimonio dell’umanità l’associazione chiede la protezione anche del cielo.

Astrofili in guerra contro l'inquinamento luminoso.

l fenomeno è dilagante e in continuo aumento. Il presidente: «A cosa serve tanta luce proiettata verso l’alto?»

San Tomaso
Il gruppo di astrofili dell'associazioni "Cieli Dolomitici", che tra l'altro opera al planetario di San Tomaso, ha dichiarato guerra all'inquinamento luminoso.
"Ultimamente Agordo - dice Claudio Pra - è stata sede di un paio di appuntamenti in cui si è parlato del progetto che si propone di far inserire le Dolomiti tra i siti dell' Unesco e considerarle quindi patrimonio dell'umanità con tutto ciò che ne consegue, in primis la protezione di ciò che le circonda. Le nostre montagne offrono uno spettacolo unico e indimenticabile, invidiato nel mondo. Ci piacerebbe però che nella protezione di tutto ciò che le circonda rientrasse anche il cielo dolomitico".Tra i tanti inquinamenti che l'uomo produce esiste anche quello luminoso. Tantissima luce diffusa verso l'alto cancella uno spettacolo unico e indimenticabile: il cielo stellato. Il problema è dilagante e in continuo aumento.

Per fortuna esistono delle oasi, come i Passi dolomitici o i piccoli paesini, dove il contatto con il cielo ha ancora tutto il suo fascino.  "Sempre più però - continua Pra - si va diffondendo l'idea che illuminare è bello e utile. Si vedono impianti di illuminazione aberranti, che diffondono luce ovunque. Se cammino per strada ho bisogno di vedere dove metto i piedi. A cosa serve che la luce vada verso l'alto? Così chi non è attratto dal cielo trova lo stesso il motivo per riflettere. Immaginate che disastro possono fare centinaia e centinaia di lampioni mal progettati (consigliata la visita a qualche città o solo cittadina) e immaginate che vagonate di soldi buttati".  Non sono in molti a combattere questa battaglia. Immersi nella stressante vita quotidiana non c'è nè tempo nè voglia di guardare all'insù e luce dei lampioni prende il posto di quella delle stelle."A parte gli Astronomi, gli astrofili, qualche artista in cerca di ispirazione, qualche meditatore o animo sensibile - conclude Caludio Pra - a nessuno viene in mente di battersi per la protezione del cielo stellato. Bisogna convincerli con il tasto dei soldi. A nessuno piace buttarli dalla finestra e illuminare dove non serve questo è. Ciliegina sulla torta, come successo in qualche altro posto d'Italia, potrebbe uscire prima o dopo qualche proposta folle che prevede l'illuminazione di qualche vetta famosa tramite dei potenti fari. Speriamo non succeda mai".

Il cielo anche come risorsa turistica, questo il messaggio di "Cieli Dolomitici" le montagne, sceso il buio, immerse tra le stelle. Oppure illuminate si, ma dalla Luna. Qualcosa di unico, da preservare.

Mirko Mezzacasa
 

Il comune di Teolo approva il primo Regolamento Comunale a dispersione zero in Veneto. Presto sarà seguito da altri.

 "Carissimi,

è con grande commozione, ma anche molta soddisfazione che l'associazione Venetostellato annuncia l'adozione di un regolamento comunale per il risparmio energetico e la riduzione dell'inquinamento luminoso a norma di Legge Lombardia in un comune del Veneto. Il consiglio comunale di Teolo ha infatti approvato all'unanimità, il 23 marzo 2005, il nuovo Regolamento Comunale che porta la dispersione massima ammessa oltre i 90° a zero, in linea con la legge Lombardia, Marche, Emilia”.

A dare la comunicazione è Luca Zaggia di VenetoStellato che con Stefano Ottani e altri attivisti sta da tempo spingendo su una serie di comuni della cintura di Padova per abbassare il limite provvisorio del 3% di flusso luminoso disperso altre i 90°.

"Esiste finalmente un precedente e - continua Luca - speriamo che questa lodevole iniziativa finisca per contaminare anche altri comuni".   Questo consentirà una sensibile ulteriore diminuzione degli sprechi e soprattutto qualificherà il territorio del comune di Teolo (appartenente al Parco dei Colli Euganei), per il rispetto dell'ambiente.

"Non dimentichiamo che anche se l'energia elettrica avanza di notte - continua Zaggia - per produrla sono sempre necessari combustibili fossili e di questi tempi non è certo il caso di buttare al cielo il pubblico denaro né tantomeno i fumi delle centrali".

L'idea che sta alla base del nuovo regolamento non è quella di lasciare il territorio al buio, ma dare luce di qualità e soprattutto la luce giusta, dove serve e quanto serve.    Dopo un anno dall'entrata in vigore della Legge n. 22/97 la Regione Veneto avrebbe dovuto emanare un Piano per la Riduzione e Prevenzione dell'Inquinamento Luminoso, ma dopo otto anni ancora si attende questo passaggio fondamentale e le azioni per l'informazione e la salvaguardia dell'ambiente notturno sono lasciate alla buona volontà e all'iniziativa degli astrofili e di pochi ambientalisti, mentre negli uffici tecnici comunali molto spesso si ignora anche dell'esistenza di una legge sull'Inquinamento Luminoso.    L'iniziativa dell'amministrazione Comunale di Teolo anticipa i tempi della Regione facendo un passo avanti che è prima di tutto un segno di civiltà oltre che di rispetto per l'integrità di quel poco di patrimonio naturale che ancora ci resta.

"C'è chi si illumina di meno per un'ora sola o per un solo giorno e chi lo fa o quantomeno decide di farlo per sempre.  Ci sembra un'iniziativa lodevole - conclude Luca - e speriamo vogliate aiutarci a premiare chi va nella direzione giusta. Un grazie di cuore, Venetostellato".

a cura di S.T.

 

   IL GIORNALE DI VICENZA  - Sabato 12 Marzo 2005 provincia Pagina 24
 

«La luce consuma e inquina»
 

 Inquinamento luminoso e risparmio energetico: l'argomento è stato portato in Consiglio comunale ad Arzignano dal gruppo di Forza Italia per voce del consigliere Andrea Pellizzari. Nell’ultima seduta di consiglio la minoranza forzista ha presentato un ordine del giorno per predisporre sul territorio strumenti atti al risparmio energetico ed alla lotta all'inquinamento luminoso chiedendo all'amministrazione comunale di monitorare la situazione attuale ed elaborare un piano di intervento. Quella dell'inquinamento luminoso in realtà è una problematica oggi diffusa a tutti i comuni della Valchiampo. Non solo nelle zone residenziali ed industriali del fondovalle ma anche nei comuni più piccoli.
«Inquinamento luminoso non significa solo non poter osservare le stelle- spiega Pellizzari. Bisogna tenere presente che l'illuminazione selvaggia comporta prima di tutto un inutile spreco che va a gravare sulle tasche degli abitanti della valle. E' perfettamente inutile, per esempio, una lampada a sfera su un marciapiede o una strada. Illuminare la volta celeste non serve a nulla. Spreco significa aumento del fabbisogno di energia e quindi necessità di ipotizzare nuovi centri di produzione energetica. Poi bisogna considerare la salute dei cittadini. Alcuni sono perennemente disturbati nelle ore del sonno da lampioni, insegne luminose ed altro. In Italia già adesso per tre abitanti su quattro la notte non scende mai.
Per non parlare dell'ecologia: è dimostrato che alcuni uccelli cambiano il flusso migratorio e alcune piante hanno alterazioni nella fotosintesi perché disorientati dalle luci».
L'ordine del giorno è stato approvato all'unanimità. Ora lo stesso Pellizzari con il consigliere di maggioranza Bruno Bruna che ha dimostrato vivo interesse andranno a studiare la zona con l'aiuto di tecnici per stendere un piano energetico ci ttadino. «La Regione Veneto è stata la prima in Italia, nel 1997, a muovere le acque in questo senso - continua Pellizzari - con una legge mirata a tutelare gli osservatori, che però non ha mai trovato applicazione pratica. Bisogna lavorare in sinergia a livello di amministrazioni pubbliche. Non volgiamo spegnere le luci.
Un approccio punitivo è inutile e sbagliato. E' util e invece costruire i piani luce, inserire negli statuti comunali l'inquinamento luminoso come fonte dannosa da combattere. Per primi devono dare esempio i comuni eliminando illuminazioni superale e introducendo le lampade a Led (light emitting diode) che consumano molto meno e illuminano senza inquinare la notte».
Per quanto riguarda la bellezza delle stelle, Guido Panarotto, presidente del Gruppo Astrofili Valchiampo, riprende gli studi condotti dall'astronomo Pierantonio Cinzano ricercatore sull'inquinamento luminoso all'università di Padova e sottolinea come tra 25 anni non si potrà più vedere la Via Lattea dall'Italia per colpa delle luci crescenti. «Sarebbe auspicabile che tutti i comuni della valle facessero un passo per regolamentare l'illuminazione - spiega Panarotto - Attualmente l'unico mezzo che abbiamo a disposizione per tutelare la notte, decretata dall'Unesco patrimonio dell'umanità, è il codice della strada».
 

Dal GAZZETTINO del 20 febbraio 2005

Teolo in prima linea contro l'inquinamento luminoso .

Infatti sarà uno fra i primi Comuni in Veneto a modificare il regolamento edilizio che riguarda le modalità di installare e gestire l'illuminazione, pubblica e privata, sul territorio collinare.L'amministrazione si muove in collaborazione con l'associazione "Veneto stellato" impegnata nella sensibilizzazione collettiva per diminuire l'incidenza dei raggi luminosi artificiali. Si tratterebbe di modificare non solo l'intensità luminosa degli impianti, ma di direzionare diversamente le lampade. «Secondo i regolamenti regionali la rifrangenza della luce artificiale non deve superare il 2 per cento - spiega il primo cittadino di Teolo Lino Ravazzolo - Stiamo mettendo a punto nuovi regolamenti per ridurre l'inquinamento luminoso alla soglia dello zero. In questo saremo tra i primi comuni in Veneto. In un consiglio comunale in marzo saranno approvate le modifiche ai regolamenti edilizi, con incidenza sul pubblico e sul privato. Sarà un altro punto a favore per i raggiungimento della certificazione Emas, traguardo indispensabile in un territorio come Teolo, all'interno del Parco Colli. La certificazione prevista per la fine del 2005 comprende una serie di interventi di miglioramento ambientale del territorio che porterà benefici non solo ai residenti, al turismo e all'agricoltura. La gestione dei rifiuti è un obbiettivo che abbiamo largamente raggiunto con il 73\% di raccolta differenziata come la depurazione dell'acqua. Presto sarà risolto il problema annoso della depurazione delle fognature della zona industriale. In futuro intendiamo sostenere anche la bioarchitettura».

Simonetta Conardi

IL GAZZETTINO - Cronaca di Bassano del Grappa. - Martedì, 7 Ottobre 2003
     
CONSUMI ELETTRICI. IL NOVESE DALLA GASSA, PRESIDENTE DI "VENETOSTELLATO", PARLA DI ENERGIA E BLACK OUT 


                  «Smettiamo di gettar via watt per illuminare il cielo notturno»

                
                  Passata l'ansia del black out, l'Italia si interroga. E emerge un unico pensiero: servono nuove centrali per la produzione di energia. Il che sarà anche vero, osservano i cultori del cielo, ma perchè non finirla una buona volta con il gettare via l'elettricità? Ci vengono a dire di chiudere il rubinetto mentre passiamo lo spazzolino sui denti, per risparmiare l'acqua, ma con quello che costa l'energia elettrica, e con quello che significa per l'ambiente, ci lasciano tranquillamente sprecarla per illuminare il cielo di notte? È proprio un'idiozia, e i dati del gestore nazionale dell'energia confermano che dove si è cercato di porre un argine, come in Lombardia e, parzialmente, anche nel Veneto, i risultati sono stati cospicui.

                  Non è di alcuna utilità illuminare la volta celeste con le nostre lampadine, e inoltre si crea un grave danno all'osservazione della volta celeste. «Qui da noi ancora ci si salva, qualcosa si vede ancora, a Los Angeles però non sanno più nemmeno che cosa sia la luna. I nostri ragazzi vengono su senza conoscere le stelle» osserva Leopoldo Dalla Gassa, imprenditore di Nove, presidente di "Veneto Stellato", cioè il coordinamento che raggruppa 22 associazioni di astrofili e studiosi del cielo, docenti universitari e ricercatori.

                  Dopo la notte nera, nerissima, che ha però regalato l'emozione di vedere un cielo stellatissimo (c'è chi ha fotografato Saturno, con la perfetta descrizione delle sue fasce colorate e della sua "corona", con una semplice digitale), Dalla Gassa sa già che il sassolino che intende togliersi dalla scarpa raccoglierà critiche. Ci sarà chi sorriderà paternalisticamente, pensando all'utopista che vuol spegnere qualche lampadina per risolvere il problema energia. Per questo mette le mani avanti: «C'è bisogno di nuove centrali elettriche? Le facciano pure. Ma non si può far finta che la situazione attuale sia ottimale. Ci sono sprechi enormi e non si può continuare a fare gli struzzi con la testa sotto la sabbia - dice Dalla Gassa -. Noi abbiamo chiesto al gestore nazionale i dati sui consumi pubblici nelle regioni italiane. I dati sono chiarissimi. Dal 2000 al 2001, per la sola energia bruciata nell'illuminazione pubblica, a fronte di una media di crescita dei consumi del 5\%, le regioni che hanno adottato leggi contro l'inquinamento luminoso sono state quelle che hanno consumato di meno. Il Veneto è cresciuto solo del 3\% invece che del 5\%. E la Lombardia, che ha adottato nel 2000 la legge assolutamente migliore e più rigorosa, ha un segno "meno", vedendo addirittura un risparmio energetico del 2,4\% rispetto al 2000. Risparmiando 3 miliardi di lire di allora, ma 11 miliardi se guardiamo il trend di crescita che avrebbero avuto i consumi pubblici lombardi secondo l'andamento del biennio precedente».

                  E questo, osserva l'imprenditore, solo nel giro di un anno dall'entrata in vigore dalla legge, quando molti comuni ancora non si erano messi in regola con le nuove disposizioni. E non si può dire che la Lombardia sia rimasta al buio, anzi: è la regione forse meglio illuminata d'Italia, nel 2001 ha visto la realizzazione di numerosi nuovi impianti illuminanti e insieme a Veneto, Emilia e Piemonte sostiene il 35\% dei costi per l'illuminazione pubblica italiana. Si può dunque risparmiare senza perdere una sola goccia della luce che ci serve: l'importante è che le luci di notte guardino concentrate verso il basso, non verso il cielo; illuminimo le strade e le piazze, non le stanze dei condomini e delle abitazioni. E si tratterebbe di una fonte di entrata sicura per le casse disastrate dei Comuni: «Piangono sempre che non hanno risorse, ma il solo risparmio di un GWh comporta un abbattimento dei costi di mercato, per l'illuminazione pubblica di un Comune, di circa 70 mila - 100 mila ?. Il solo passaggio da lampade al mercurio a quelle al sodio comporta risparmi energetici sino al 40\% per impianto». E questo, aggiunge Dalla Gassa, è il solo risparmio ottenibile sull'illuminazione pubblica, cherappresenta una quota davvero minimale dei consumi totali. Applicando gli stessi parametri anche ai privati, aziende e famiglie, chissà che massa di soldi verrebbe fuori.

                  "VenetoStellato", al suo sito (www.venetostellato.it) presenta le riprese da satellite vagliate da ricercatori universitari: «È istruttivo guardarle, ad esempio nel Veneto la città di Montegrotto irradia nel cielo una macchia rossa incredibile, quella è tutta energia buttata via e pagata anche da tutti noi» dice Dalla Gassa.

                  Claudio Strati

                

 Le stelle sono tante, ora c’è la "Rigoni Stern"

Intitolato ufficialmente un asteroide al celebre scrittore.
Ieri ad Asiago una cerimonia col Rotary.
Un riconoscimento anche da parte di VenetoStellato.


«Sapere che c’è il mio nome nel firmamento, mi emoziona più di un premio letterario» dice commosso Mario Rigoni Stern.
«Ora che un asteroide porta il mio nome mi rendo conto che non c'è un solo libro in cui non abbia parlato del cielo. E adesso che mi avvio verso la fine della mia vita, sapere che qualcosa del firmamento porterà per sempre il mio nome mi emoziona più di qualsiasi premio letterario». Naturalmente tutti si augurano che le previsioni di Mario Rigoni Stern sul suo futuro siano errate, ma l'emozione - quella sì - era vera ieri pomeriggio al Meeting dell'amicizia organizzato dal Rotary Club di Bassano, nella sala Grillo Parlante di Asiago. Incontro indetto proprio in onore dello scrittore asiaghese, o meglio, per celebrare il fatto che il suo nome è stato ufficialmente assegnato all'asteroide che al momento della scoperta, sette anni fa, venne momentaneamente battezzato 1996 cl7, ma al quale su proposta degli scopritori - il professor Ulisse Munari dell'Osservatorio astrofisico dell'Università di Padova e l'astrofila fiorentina Maura Tombelli - l'Unione astronomica nazionale ha dato il nome definitivo di 12811 Rigonistern.
Allo scrittore è stata donata da Massimo Calvani, direttore dell'Osservatorio, un' opera in creta realizzata dall'artista Pompeo Pianezzola di Nove che riproduce il sistema solare in cui è visibile l'asteroide Rigonistern nella esatta posizione in cui si trovava nella giornata di ieri. Maura Tombelli ha invece consegnato a Stern la riproduzione fotografica della lastra sulla quale è stato scoperto il corpo celeste. Infine allo scrittore è stato fatto dono di una pergamena da parte di Leopoldo Dalla Gassa, presidente dell'associazione "Veneto stellato" , il coordinamento veneto contro l'inquinamento luminoso, per la sensibilità dimostrata da Stern nei confronti del cielo notturno.
  Al termine dell'incontro il prof. Calvani ha suggellato il meeting ricordando che da ora, oltre a tutti gli altri meravigliosi oggetti del cielo, «c'è un Mario Rigoni Stern che già è attorno a tutti noi».

Da "Il Giornale di Vicenza" del 29/06/2003.
Quando sara' cosi' anche in Italia? Col tempo, speriamo presto.

L’insegna gli «oscurava» le stelle
George, 9 anni, vince la «battaglia»

Londra. George ha 9 anni; è un ragazzino inglese con una grande passione per l’astronomia ed un carattere volitivo al punto di aver ingaggiato, e vinto, una battaglia per affermare il suo diritto a vedere le stelle. Si è rivolto a tutti gli organi competenti, dal comune al ministero degli enti locali e alla fine è riuscito a far rimuovere l’insegna luminosa di un garage che nascondeva il firmamento. La notizia è stata accolta con soddisfazione dalla Società Astronomica di Southampton, la città portuale nel Sud-Ovest dell’Inghilterra dove George Wardley vive con la famiglia. «È una vittoria brillante. Sono molto contenta che George ci sia riuscito. È triste vedere crescere una generazione di giovani convinti che la Via Lattea sia una barretta di cioccolata e non una galassia», ha detto Lilian Hobbs.

 

Il GAZZETTINO ed. Vicenza del 26 marzo 2003

 INIZIATIVE Incontro nella sede di Fi con il professor Pierantonio Cinzano sull’inquinamento luminoso

 

«Cielo notturno, patrimonio Unesco»

Oggi 23 ragazzi del gruppo giovanile sono a Roma da Lupi, primo firmatario del progetto

 Vicenza, oltre alle polveri sottili, deve fare i conti adesso anche con l'inquinamento del cielo. «L'inquinamento luminoso potrebbe sembrare una sciocchezza a chi non conosce l'argomento perché si è portati a pensare che la luce artificiale non fa male e che al massimo si vede qualche stella in meno». A parlare è il professor Pierantonio Cinzano, presidente dell'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'Inquinamento Luminoso. Parole pronunciate ieri nella sede vicentina di Forza Italia di viale della Pace. E la sede non è casuale dato che, oggi, ventitré ragazzi della sezione giovanile del partito raggiungeranno Roma. «Incontreremo l'onorevole Lupi che è il primo firmatario di un progetto di legge sull'inquinamento luminoso cui proporremmo anche alcune integrazioni». Andrea Pellizzari, coordinatore provinciale di Forza Italia Giovani, lancia anche un messaggio ad Enrico Hullweck: «Speriamo che il Sindaco dimostri una certa sensibilità su questo importante tema. Perché il risparmio energetico in un momento di grande fabbisogno di energia significa risparmio economico e riduzione dell'inquinamento». Tra i progetti, quello di far diventare il cielo notturno patrimonio Unesco è particolarmente sentito. Tanto da aver fatto raccogliere, nei mesi scorsi, seimila firme in venti giorni solo in Veneto. «Il cielo è stato fonte di studio e di ispirazione: dalle prime incisioni rupestri che lo raffiguravano alle poesie di Leopardi - continua Cinzano - Ma al di là dell'aspetto romantico l'inquinamento luminoso può portare gravi danni. La produzione artificiale di luce provoca, infatti, effetti negativi su piante e animali ma anche sull'uomo: si crea, infatti, uno squilibrio del rapporto notte-giorno che pare incrementi certi tipi di tumore». E nella provincia berica si salvano solo Asiago e alcune zone dei Colli berici. «Al 43\% della popolazione vicentina non è visibile la via lattea - spiega il professore - contro il 59\% di Verona e il 65\% di Padova. Mentre la media veneta si attesta attorno al 50\%».

Roberta Labruna

 

IMPORTANTE NOTIZIA DELL'ULTIMA ORA: RIFINANZIATA LA LEGGE REGIONALE 37/2001 su finanziamento agli osservatori Astronomici e Planetari. 

Maggiori dettagli durante la riunione di VenetoStellato di 

sabato 29 marzo a Crespano del Grappa.

Per informazioni dgl@libero.it

 

CALZOLAIO - RISOLUZIONE IN COMMISSIONE III (Esteri)

approvata in commissione il 10 marzo 2003 e dal Governo il 13 marzo 2003

 Considerato che 

-         il fenomeno dell’inquinamento luminoso è ormai diffuso al livello mondiale e, in modo particolare, nell’ambito territoriale del continente europeo;

-         la situazione è particolarmente peggiorata negli ultimi anni e oltre il 90% della popolazione europea e americana vede il cielo notturno con pochissime stelle e tonalità giallo-arancione, una nebbia luminosa causata da luce eccessiva e mal direzionata, con danni ambientali, sociali, culturali, scientifici, emotivi e sprechi energetici ed economici;

-         in Italia e anche in altri Paesi della Comunità Europea sono state prese iniziative regolamentari e legislative volte a limitare questa grave forma di alterazione del cielo notturno;

-         una seria lotta all’inutile dispersione di luce verso il cielo stellato, generata dall’illuminazione esterna, comporta anche indubbi vantaggi in ordine alla riduzione dei consumi energetici, peraltro auspicata e richiesta dal Protocollo di Kyoto per contenere l’emissione di gas serra;

-         già l’UNESCO nel 1992 ha promulgato la Dichiarazione dei Diritti delle Generazioni Future in cui viene espressamente sancito il diritto alla conservazione del cielo, in tutta la sua purezza;

-         sono stati lanciati vari appelli ai Governi mondiali per la salvaguardia del cielo notturno; 

impegna il Governo

 a proporre in sede UNESCO il cielo notturno come patrimonio dell’umanità,

 ad agire in ogni sede internazionale, in particolare durante la Presidenza italiana della UE, affinché il cielo notturno venga dichiarato e considerato un bene ambientale da tutelare al fine di consentire alle generazioni presenti e future la possibilità di continuare a conoscere, studiare e ammirare il cielo stellato e i suoi fenomeni.

 

Onn. CALZOLAIO, ZANELLA, MICHELINI, INTINI, LANDI DI CHIAVENNA, LOIERO, MELANDRI, DELL’ANNA, SERENI, CIMA, FOLENA, VIGNI, CRUCIANELLI, BOATO, SPINI, COSSA RAFFAELLA MARIANI, CIALENTE, RANIERI, GIOVANNI BIANCHI, PISCITELLO, PAOLO RUSSO, VALPIANA.

 

Il gazzettino - Giovedì 27 febbraio 2003

L'uomo e l'inquinamento, un concorso per ragazzi   

Schio

(F. P.) I Lions Club di Schio, Vicenza, Bassano, Thiene e Valdagno si rimboccano le maniche per affrontare i problemi dell'inquinamento. Al via un concorso-convegno organizzato per sensibilizzare gli studenti delle superiori sulle tematiche ambientali. L'iniziativa è stata presentata ieri, nel municipio di Schio, nel corso di una conferenza alla quale sono intervenuti i responsabili delle associazioni presenti nei principali comuni dell'Altovicentino e nel capolugo. L'iniziativa, in programma il 12 aprile al teatro Astra, ha come tema "L'uomo è/e l'inquinamento". E l'inquinamento sarà analizzato a 360 gradi come ha affermato nella presentazione Alfredo Riondino del comitato organizzatore il quale ha aggiunto che la scelta di Schio come luogo per questo avvenimento non costituisce un caso, ma il riconoscimento di un importante cammino che la città sta percorrendo per ottenere la certificazione Emas per la sua moderna zona industriale che si estende su quattro milioni di metri quadrati di superficie. Il progetto, nato in collaborazione con gli ordini degli ingegneri della provincia di Vicenza, dei geologi della regione Veneto e con il comune di Schio, rappresentato ieri dal sindaco e dall'assessore Santacaterina, sarà preceduto da un concorso, sempre sul tema uomo-inquinamento, riservato agli studenti delle quarte superiori degli istituti di Schio, Valdagno, Vicenza, Bassano e Thiene che dovranno presentare degli elaborati ad una commissione che sceglierà cinque vincitori, uno per ciascun Lions Club promotore. Interessanti i premi: soggiorno per tre settimane in un paese europeo o extraeuropeo nei campus del Lions International o in famiglie di soci. In più un premio di 500 euro per le spese correnti. «Le tematiche del convegno - ha affermato Riondino - riguardano sia le iniziative previste per controllare l'inquinamento da idrocarburi, sia quello sui corsi d'acqua che quello per la salvaguardia dell'ambiente notturno dall'inquinamento luminoso; si affronteranno, inoltre, il monitoraggio della qualità dell'aria in Veneto, quello per la tutela delle risorse idriche, le problematiche connesse all'inquinamento acustico ed elettromagnetico e la normativa in materia di rifiuti».

 

CORRIERE VENETO -
Castelfranco - Gazzettino di Treviso del 24 dicembre 2002  articolo di Lara Santi

Decolla il piano per l'illuminazione

"Uscimmo a riveder le stelle" diceva Dante, ma ormai i castellani non si possono più permettere il lusso di stare col naso in su a guardare la volta celeste, a causa dell'invadente inquinamento luminoso. Verdi, ambientalisti e associazioni di astrofili avevano levato le loro proteste alla presentazione, il 20 luglio scorso, del nuovo Piano dell'Illuminazione. In questi mesi sono arrivate diverse osservazioni che chiedevano la modifica dello strumento urbanistico che dovrà dettare le regole per tutti gli impitanti di illuminazione esterna, pubblica ma anche privata. Richieste di modifica sono arrivate dai Verdi, da Veneto Stellato (coordinamento regionale contro l'inquinamento luminoso) e dall'osservatorio astronomico "Don Paolo Chiavacci" di Crepano. Castelfranco col suo territorio dovrebbe infatti essere "zona protetta", poichè rientra nella fascia compresa fra i 25 e i 50 km di distanza dagli osservatori professionali (in particolare del osservatorio universitario di Cima Ekart ad Asiago). Invece, la mancanza di regolamentazione ha consentito, soprattutto negli ultimi anni, un incremento consistente dell'inquinamento luminoso.

"La percentuale di luce riflessa verso il cielo dai punti luce in Castelfranco, assomma in totale quasi al 12\%. In pratica, quattro volte - afferma Mario Volpato, consigliere di DS-Verdi - superiore al limite del 3\% imposto dalla legge regionale".

Il Piano dell'Illuminazione adottato definitivamente con l'approvazione del Consiglio comunale, venerdì scorso, ha accolto per buona parte le richieste che venivano dagli ambientalisti, che del resto chiedevano solo il rispetto della legge regionale vigente (la n.22 del '97).

"La fase delle osservazioni è stata certamente positiva, perchè ha consentito diversi miglioramenti al progetto iniziale, ciò non toglie che resta carente per molti altri aspetti - aggiunge Volpato - ad esempio non si fa menzione dell'esistente fuori norma, non sono previste modalità di bonifica. Avevamo per esempio chiesto un pronunciamento sull'impianto di illuminazione nel parcheggio della stazione, che pur essendo realizzato di recente, non rispetta le norme vigenti".Lara Santi

 

Castelfranco Veneto - La Tribuna di Treviso, articolo di Stefania Miotto

Illuminazione, varato il piano,  per le opposizioni nasce vecchio

Sono sei le osservazioni formulate sul piano di illuminazione. Proposte che la giunta ha in parte fatto sue e in parte non accolto. Il problema fondamentale del piano di illuminazione sta nel suo impianto che non tiene conto, come osservato da Venetostellato e Verdi, della legge regionale. «Il piano è stato redatto e adottato in assenza del piano regionale di prevenzione all'inquinamento luminoso», scrivono. «Quando è stato approvato a giugno - spiega Mario Volpato, consigliere diesse - c'era l'impressione che la legge regionale fosse un pò bypassata dalla norma Uni che è solo una serie di indicazioni ed è facoltativa». L'opposizione ha fatto notare, venerdì scorso durante il consiglio comunale, che «c'è il rischio serio - come approfondisce Volpato - di spendere miliardi per un piano che nasce già vecchio e che, di conseguenza, chiederà in futuro molti altri soldi per adeguamento». 

Il problema è che Castelfranco, ritenuto territorio protetto, ha un inquinamento del 12% quando la legge regionale detta un 5%. Quindi la città ha un inquinamento 4 volte superiore. L'opposizione ha chiesto alla maggioranza di fare impianti a inquinamento zero ma l'emendamento è stato respinto, come quello di chiedere una collaborazione a Venetostellato, specialista nel settore. «Basti pensare al parcheggio della stazione - continua Volpato - costruito nel 1997 dopo che la legge regionale già c'era, non è normato e non esiste un piano di rientro per quel parcheggio come per tutti i piani di illuminazioni fatti dopo il '97». Si pensi che il nuovo piano prevede tutta una serie di impianti, alcuni dei quali già in fase di concretizzazione o già fatti. Fra quelli pronti, il giro mura con i 30 nuovi lampioni a tre assi, l'illuminazione di via Verdi, completata il mese scorso. In fase di partenza, invece, il rifacimento degli impianti di illuminazione della pista di atletica. Progetto di 70 mila euro che prevede l'installazione di tralicci con illuminazione da alto. Inoltre, il Comune ha previsto di inserire, in tutte le strade del centro e delle frazioni, apparecchi illuminanti con fotometria di tipo cut -off oppure semi cut-off. Molti punti luce in più sono previsti anche in piazza e dentro le mura e questo ha provocato l'attenzione di enti quali l'osservatorio di Crespano, Venetostellato e, soprattutto, i Verdi. Anche privati cittadini di via Garibaldi hanno inviato una loro osservazione. I residenti fanno notare che il nuovo piano di illuminazione prevede un aumento di punti luce dai 7 attuali ai 14 proprio in centro storico, dentro le mura. La Giunta, comunque, ha ribadito che «lo spirito del Pric è nella linea di evitare illuminazioni e accentuazioni inutili o fuorvianti anche per non snaturare la corretta percezione dell'ambiente medievale a cui si ricollega urbanisticamente la città».

VENEZIA - Quei lampioni nascondono le stelle - IL GAZZETTINO 26 Novembre 2002

Egregio Direttore,

con riferimento alla lettera del signor Matteo Bevilacqua, pubblicata con rilievo nella pagina XXIII dell'edizione veneziana del giornale di giovedì 21 novembre, desidero aggiungere alcune considerazioni in merito al problema dell'inquinamento luminoso. La prima considerazione riguarda la legge regionale 22 del 1997, che disciplina il settore dell'illuminazione pubblica e privata.

Questa legge, entrata in vigore per tutelare il patrimonio del cielo stellato e promuovere misure di risparmio energetico, e' stata a lungo disattesa dalle amministrazioni comunali, compreso il Comune di Venezia. La grande maggioranza degli impianti costruiti dopo l'approvazione della legge cade infatti al di fuori della norma (che fissa, tra le altre cose, un limite all'emissione luminosa "verso l'alto" da parte dei lampioni): esempi in tal senso sono i lampioni montati sul cavalcavia della Giustizia, o le sfere luminose che adornano via Piave, parte di via Cappuccina, via Fradeletto e tante altre strade; persino l'impianto della pista ciclabile di viale San Marco non rientra nel dettato di legge.

La seconda considerazione e' che il Comune, prima insensibile, ha incominciato ad accorgersi del problema e - almeno per quanto riguarda Mestre - ha dato piccoli segnali di miglioramento.

Ma il caso riportato dal signor Bevilacqua evidenzia un altro aspetto del problema, cioe' l'aumento sistematico del numero di pali presenti nelle strade gia' interessate dai lavori. Non solo la zona tra via Piave e il parco del Piraghetto, ma anche molte strade interne, comprese tra via Fradeletto e il parco Albanese, hanno conosciuto la sistemazione di nuovi lampioni, adeguatamente schermati ma in numero superiore a quanto si trovava li' in precedenza.

Mi domando se la quantita' spropositata di lampioni rispetti le norme illuminotecniche, non riesco a capire perche' l'illuminazione di strade relativamente poco frequentate assomigli sempre piu' a quella degli svincoli autostradali.

Non e' solo una questione di rispetto per le stelle, ma una domanda di risparmio energetico ed equilibrio ecologico. Esiste ancora la notte a Mestre? O viviamo ormai un unico giorno artificiale?

Francesco Dal Corso - Responsabile provinciale Venetostellato - Coordinamento regionale contro l'inquinamento luminoso

 

 

Il GAZZETTINO - 1 ottobre 2002 – Lettera - Quella luce accecante dei lampioni

Il cielo della nostra città mostrava ancora molte stelle, la sua architettura rivelava l'incanto dei delicati ricami nel gioco del chiaroscuro e, salvata miracolosamente dai fari del traffico automobilistico per eccellenza della sua natura, ci era concesso il privilegio di una notte che, con l'accendersi dei vecchi lampioni, confermava la bella realtà di essere, anche nel terzo millennio, risparmiati da uno dei cosiddetti "prezzi del progresso", vale a dire quella luce violenta ed accecante che ormai ha assunto nelle città le nefaste caratteristiche di un vero inquinamento.

A partire dai primi mesi del 2001 tuttavia, con accanimento implacabile e mirabile costanza, mai riscontrata nella cosa pubblica, muniti di potere straordinario quanto al permesso di perforare marmi e decorare facciate con scatole di plastica grigia e grosse trecce di cavi ingraffettati in nero e sostenute da tiranti d'acciaio, squadre di lavoratori hanno adattato i nostri vecchi lampioni per accogliere lampade ai vapori di mercurio e costruito nuovi punti luce (alcuni con armatura falso 800, stile Gardaland). Queste lampade hanno la caratteristica di dare una luce accecante che distrugge il processo di adattamento della retina alla visione notturna che paradossalmente, peggiorano e, dulcis in fundo, sono materiale tossico che, esaurito, va eliminato da una ditta qualificata e impongono un registro di carico e scarico. Molti cittadini ne hanno notato l'intrusività. Le reazioni sono state pronte e precise. Le lettere ai giornali numerose e documentate. Ci si è appellati alla legge regionale 22 contro l'inquinamento luminoso. Sono intervenute le associazioni "Veneto Stellato" e "Dark Sky". Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha ospitato un meeting internazionale sull'argomento, presieduto da un accademico dei Lineci - ordinario di astrofisica - e con il patrocinio dell'Unesco. La riprovazione degli esperti internazionali sull'argomento è stata unanime.

Il Comune di Venezia non ha ritenuto necessario render conto del suo operato, manifestando un silenzio sconcertante. La ferita è aperta: non si tocca un'aspetto così importante in una città che, quando si vuole è d'arte e, quando fa comodo, Luna Park. Molti cittadini aspettano una risposta.

Francesco Rizzoli 

 

IL CORRIERE DELLE ALPI - CASTELLO TESINO
Astrofili in allarme: troppa luce artificiale


CASTELLO TESINO. Inconsueto e rilevante evento di risonanza nazionale nello scorso fine settimana a Castello Tesino, dove opera l'Uatv, associazione astrofili, e dove sta per essere realizzato un osservatorio astronomico sull'altopiano di Celado. Patrocinato dalla Provincia, dal Comune, dall'Apt e dalla Cassa rurale, si è svolto il 35º congresso nazionale dell'Unione astrofili italiani, coordinato dal professor Giancarlo Favero.
Al congresso si sono ritrovati astrofili provenienti da ogni regione d'Italia, per discutere su 25 relazioni scientifiche su temi diversi. Grande attenzione è stata riservata al grave problema dell'inquinamento luminoso: la diffusione sempre maggiore di luce artificiale determinerà, non provvedendo opportunamente, oltre che uno spreco enorme di energia con conseguenti costi per la comunità, uno squilibrio ecologico destinato ad incidere negativamente sulla vita di piante e animali e di conseguenza sulla vita stessa dell'uomo.
Questo sostengono gli astrofili che intendono portare in tutte le case questo grave problema, che va affrontato con consapevolezza ed urgenza, prima che anche la Via Lattea scompaia nella troppa luce emessa dalle nostre città.
Il congresso è stato anche l'opportunità per gli astrofili di conoscere una zona di grande suggestione.

 

 Sabato 10 Agosto 2002 - Il Giornale di Vicenza

«I sindaci non avvisano e noi segnaliamo chi è fuori
legge»
Il Circolo astrofili ha invitato i Comuni a mettersi
in regola. Irregolare il 99,9% dell'illuminazione

(d. m.) «Il 99.9% dell'illuminazione privata è fuori legge, così come la maggior parte di quella pubblica». Leopoldo Dalla Gassa, presidente del Circolo astrofili "Monte Grappa" di Nove, motiva così la crescente serie di sanzioni notificate per colpa di fotoelettriche installate esternamente a case ed edifici. E cita una serie di leggi che regolamentano la questione: «Innanzitutto c'è la regionale 22/97, recante le "Norme per la prevenzione dell'inquinamento luminoso". Poi, datata 1998, c'è una delibera della Giunta regionale che delimita delle zone di rispetto con raggio di 25 chilometri dove sono presenti osservatori astronomici, e che per la presenza di quelli di Asiago e Padova vincola praticamente tutto il Bassanese. Alla legislazione veneta va inoltre aggiunto anche l'articolo 23 del Codice della strada, che vieta la presenza di sorgenti luminose visibili dalla carreggiata stradale». «Di leggi per la protezione dell'ambiente dall'inquinamento luminoso ce ne sono numerose altre - continua Dalla Gassa -, ma in sintesi la principale impone che i fasci di luce non vengano puntati verso l'alto, fissando al 3% il limite massimo della dispersione tollerata; naturalmente fuori legge sono anche i fari rotanti delle discoteche. In linea generale, la corretta installazione di lampioni e punti luce prevede che siano rivolti dall'alto verso il basso».  La rilevazione di numerosissime infrazioni alla normativa ha così spinto il circolo astrofili a muoversi per il suo rispetto: «All'inizio abbiamo percorso la via del dialogo, contattando amministrazioni comunali e chiedendo l'invio ai cittadini non in regola di un avviso. Riscontrando però, tranne che per il comune di Nove, una collaborazione solo a parole e non a fatti, abbiamo deciso di provvedere noi a far rispettare la legge, segnalando alle autorità competenti i casi di  violazione. I comuni si stanno pian piano muovendo per regolare la rete pubblica, ma poco o nulla fanno per sensibilizzare il cittadino, che di conseguenza si vede così costretto a pagare
multe salatissime, anche di 5 mila euro. Nel Veneto le amministrazioni pubbliche bruciano annualmente ben 28 milioni di euro per illuminare inutilmente il cielo, e stimiamo che i privati  facciano quasi più danni. Rispettare la normativa vigente significa perciò risparmiare energia e  anche denaro, oltre che a evitare un'esplosione di luce incontrollata che in alcuni luoghi  impedisce la visione del cielo stellato fino a 45°.Un inquinamento che non consente di godere di  un notevole componente del panorama paesaggistico, senza contare poi - conclude l'astrofilo -, le 180 pubblicazioni scientifiche che evidenziano i danni provocati dall'eccessiva luminosità  artificiale perpetrati a flora, fauna, e pure all'uomo, nel quale si ipotizza addirittura una maggiore incidenza di tumori»

 


Sabato 10 Agosto 2002 - Il Giornale di Vicenza

Dovrà pagare al Comune una contravvenzione di 350 euro il titolare del calzaturificio   ........ di .............. -  Troppa luce sul capannone.

Da quindici anni i fari illuminano la fabbrica nelle ore notturne ma solo ora è accusato di  disturbare la viabilità sulla Campesana

              La bellezza di 350 euro per due fotoelettriche.

No, non è l'importo di una salatissima bolletta dell'Enel, ma un altrettanto esoso conto da pagare per una multa appioppata dalla polizia municipale cittadina per colpa di due fari che "disturbano la viabilità". Vittima di questa singolarissima contravvenzione, è stato non più di dieci giorni fa Piersilvio Andreatta, titolare del  calzaturificio Kaina di Campese. «La constatazione è datata 7 luglio alle 23.30, quando una    pattuglia di vigili ha visto che i due fari installati per illuminare il capannone disturbavano la viabilità della provinciale Campesana. Per carità, posso anche capire che le luci possano abbagliare, ma perché farsi vivi solo ora quando è  da quindici anni che quelle luci stanno lì?».
Un mistero che Piersilvio Andreatta ha deciso di chiarire prima con il comando di polizia
municipale e poi con il sindaco di Bassano in persona, il quale inizialmente era letteralmente...
all'oscuro della questione, e così ha raggiunto telefonicamente l'imprenditore qualche giorno
dopo facendo definitivamente... luce sulla vicenda.
«Il primo cittadino Gianpaolo Bizzotto - continua Andreatta - mi ha spiegato che c'è un'associazione che circola nei comuni del comprensorio e rileva tutti i casi di inquinamento luminoso, indicandoli poi al pretore. Le segnalazioni vengono quindi trasmesse ai vigili, che provvedono multando l'infrazione di una legge che però francamente proprio non conosco.  Pare addirittura che ci sia chi ha preso anche più di mille euro di multa». Al titolare del Kaina non è così rimasto altro da fare che spostare le due fotoelettriche, «altrimenti sarei stato nuovamente passibile di multa».

«Trovo comunque molto poco sensato intervenire dopo quindici anni - conclude Piersilvio Andreatta -: avessero almeno avvisato, avrei girato le luci in pochi minuti. Comunque sia le due fotoelettriche costituivano anche una sicurezza per la famiglia: la nostra abitazione è infatti annessa al capannone, in un luogo abbastanza isolato, e l'anno scorso mio figlio rientrando da fuori si è trovato davanti due persone con passamontagna. Avere un pò di luce ci dava qualche garanzia e un pò di tranquillità».

 

Il Giornale di Vicenza - cronaca di Schio - 14 giugno 2002

"Spegnete i lampioni in via Toaldi, non ci fanno più dormire"

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VENEZIA

Luci inadeguate  offendono Venezia

Egregio Direttore,

abbiamo letto con vivo interesse la bella lettera della signora Dal Soldà pubblicata il 23 marzo e intitolata "Inquinamento da illuminazione". Con grande chiarezza e semplicità essa spiega quanto possa disturbare ed essere contro ogni logica di benessere ambientale una pubblica illuminazione che ignori le regole elementari del corretto uso della luce. Le lampade installate recentemente sono ai vapori di mercurio, sostanza altamente tossica, che richiedono - una volta fuori uso - uno smaltimento speciale nonché l'istituzione di un apposito registro di carico e scarico, da tenersi a cura del Comune; come molti avranno notato necessitano anche di un "reattore" per l'innesco dell'accensione (la scatola grigia sistemata vicino al lampione) costando così più di quanto si crede di risparmiare per il rendimento, che è superiore alle normali lampade ad incandescenza.

Il risultato è ben illustrato dalla signora Dal Soldà che si è pure accorta del fatto che la radiazione dei vapori di mercurio ostacola le reazioni chimiche che permettono alla nostra retina l'adattamento alla visione notturna. Infine, a causa dell'armatura dei lampioni tradizionali, una gran parte della luce è diretta verso l'alto - ossia verso il cielo -impedendoci non solo di vedere le stelle ma facendoci buttar via dei soldi per nulla. La Legge Regionale 22 , approvata nel 1997 ( Norme per la prevenzione dell'inquinamento luminoso) attende l'approvazione del PRPiL - il piano regionale di attuazione della legge - e ci chiediamo se non valesse la pena aspettare o perlomeno attenersi alle norme transitorie di detta legge, prima di mettere mano ad un intervento cosi delicato come l'illuminazione di Venezia! Luci abbaglianti, da capannone fieristico, non offendono solo la vista ma anche il nostro buon gusto e senso estetico, che per fortuna è ancora presente come dimostra l'intervento della signora.RingraziandoLa per l'attenzione Le rivolgo i miei migliori saluti.

Leopoldo Dalla Gassa

Responsabile regionale di Venetostellato- Coordinamento regionale contro l'inquinamento luminoso

 

GAZZETTINO del 14 maggio 2002 - cronaca di Castefranco (TV) 

Il Comune potrebbe installarli attorno al castello, piacciano o non piacciano alla Soprintendenza

Quei lampioni ad ogni costo

Il sindaco conta i giorni che mancano alla scadenza dell’"ultimatum"

 Il Comune potrebbe installare comunque i lampioni attorno al fossato del castello, piacciano o non piacciano alla Soprintendenza per i Beni Architettonici. Maria Gomierato sta contando a scalare i giorni che mancano allo scadere dell' "ultimatum" inviato al Soprintendente Guglielmo Monti. "La lettera di diffida è stata inviata alla Soprintendenza il 24 aprile scorso, ci sono ancora una quindicina di giorni utili per ottenere il parere al progetto di illuminazione e arredo urbano presentati dal Comune a Venezia - spiega il sindaco - noi confidiamo che questo tempo sia sufficiente per arrivare ad una risposta da parte della Soprintendenza".

L'amministrazione comunale ha infatti richiesto l'intervento dei suoi legali per fare pressione sull'ente ministeriale: scaduti ampiamente i 90 giorni di tempo che la legge stabilisce per l'invio di una risposta da parte di un ente pubblico, il Comune ha quindi diffidato la Soprintendenza a dare risposta entro un mese. "Se non arriverà il pronunciamento non è escluso - afferma però il sindaco - che il comune porti a compimento l'opera anche senza il consenso del Soprintendente. Il rischio in questo caso è che una volta installato il nuovo lampione ci tocchi anche toglierlo".

Per questo, il sindaco, nelle due settimane di tempo ancora utili ha deciso di giocare un ultima carta, e cioè di scrivere direttamente al Ministro per i Beni Culturali Urbani. "So che il Soprintendente Monti ha parlato direttamente con il sottosegretario Sgarbi -aggiunge la Gomierato - ma non è escluso a questo punto che io scriva al Ministro". La Soprintendenza, infatti, ha bloccato l'emissione di ogni parere sull'opera castellana in attesa dell'invio da Roma di alcuni ispettori del Ministero per i Beni Culturali.

Lara Santi

 

IL GAZZETTINO DI BELLUNO - 8 MAGGIO 2002

Il Coordinamento degli astrofili di "Venetostellato" chiedono che la legge del 1997 fornisca linee tecniche di condotta obbligatorie

Luna e stelle "inquinati" dalla luce artificiale

In provincia di Belluno la situazione più difficile è in Nevegal con l’illuminazione delle piste sciistiche

(d.) A Venezia, venerdì, a lanciare il grido d'allarme per luna ed astri che stanno diventando invisibili in un cielo sempre più rischiarato dall'illuminazione artificiale, c'era anche Gabriele Vanin. L'astrofilo feltrino, che dal 1995 al 2000 è stato presidente dell'Unione astrofili italiani, ha partecipato al convegno di Venetostellato forte di 1000 firme raccolte nel Feltrino in pochissimo tempo. Per la difesa di un firmamento antico che non deve andare perduto. Da un paio d'anni il Coordinamento degli astrofili di Venetostellato chiedono che la legge 22/1997 della Regione Veneto - peraltro all'avanguardia in materia - fornisca non meri inviti o consigli, ma linee tecniche di condotta obbligatorie: "L'applicazione della legge del '97 - ci sintetizza i termini della questione Gabriele Vanin - veniva affidata all'approvazione di un piano regionale per la prevenzione dell'inquinamento luminoso che dopo un anno avrebbe dovuto formulare pratiche indicazioni. In realtà siamo allo stallo e molti Comuni anche della provincia di Belluno, a volte inconsapevolmente, inquinano il cielo. Proprio perché il dettato di legge è fumoso e poco noto". Sono finora, in pratica, le associazioni di astrofili ad avere delega, ovviamente non ufficiale, di controllori dell'inquinamento luminoso. Nel Feltrino e nel Bellunese ci sono, comunque, anche tanti impianti buoni, che rispondono positivamente ai requisiti noti alla competenza degli astrofili feltrini: "Certo, alcuni di noi escono di notte nelle strade e nei viali dei centri abitati - precisa Vanin - per vedere se gli impianti sono a norma."

Ma ci sono a Feltre solo una decina di astrofili e, più che vigili del cielo, quello che amano fare da appassionati nel tempo libero è osservare le stelle. "L'unica situazione dal nostro punto di vista evidentemente problematica riguarda l'illuminazione delle piste del Nevegal - punta il dito Vanin - dove c'è un inquinamento luminoso che disturba non poco i colleghi dell'Associazione di Astrofili di Vittorio Veneto che dal loro osservatorio di Fregona hanno la parte occidentale del cielo non più scura."

IL GAZZETTINO DI VENEZIA sabato 4 maggio 2002  

Proteggere la notte senza lampade al mercurio

La notte è un bene in via di estinzione. Bisogna salvaguardarla, divorata com'è dalle mille luci artificiali che dal tramonto all'alba avviluppano le nostre zone abitate. L'inquinamento luminoso è ormai una realtà, tanto che la Via Lattea, dalle città, è ormai pressochè invisibile. Rara eccezione Venezia, dove la Via Lattea si fa ancora scrutare. Ma l'inquinamento luminoso sta avanzando anche in laguna, dove già molti campi non sono più illuminati dalla calda e discreta luce delle vecchie lampadine, ma dalla fredda e prepotente luce delle nuove lampade al mercurio. Ed è per denunciare tutto ciò che ieri a Venezia (Palazzo Papadopoli) è stato organizzato un convegno: "Venezia: salvare la notte". Lo ribadisce bene Francesco Dal Corso, responsabile di zona di Venetostellato, il coordinamento veneto contro l'inquinamento luminoso che con l'Istil (Istituto di scienza e tecnologia dell'inquinamento luminoso) e con International Dark-Sky Association ha voluto questa giornata di studio: «A Venezia la situazione è delle migliori - spiega Dal Corso - ma il Comune sta cambiando l'illuminazione e la luce fredda delle nuove lampade a vapore di mercurio altera i contorni dei monumenti. Abbiamo scritto al sindaco Costa, ma non abbiamo avuto risposta. Speriamo che questa giornata sensibilizzi l'amministrazione». L'unicità di Venezia sta nei lampioni (sono meno che in altre città) e c'è il mare a proteggerla con la sua oscurità, ma evidentemente non basta. Francesco Rizzoli, docente di Fisica a Ca' Foscari, ha relazionato proprio sulla contingenza veneziana, parlando anche di quei campi dove la nuova illuminazione comunale ha già fatto capolino, per esempio in campo San Giacomo dell'Orio: trasformato dai nuovi lampioni in stile Ottocento con lampada al mercurio annessa. Per non parlare di campo Santa Margherita, illuminato a giorno ogni sera. E il mercurio non piace ai veneziani: c'è stato anche chi ha fatto richiesta di schermare, in parte, i nuovi lampioni. «Noi vogliamo che si illumini meglio. Rispettando i monumenti e l'atmosfera dei centri storici, e senza sprechi" - ha ribadito Leopoldo Dalla Gassa. E dalla sala arriva una proposta: una lettera collettiva che chieda un intervento deciso del sindaco Costa. E, infine, una richiesta: che la Regione si decida a rendere attuativa la legge regionale del '97 sull'inquinamento luminoso.

Giulietta Raccanelli

 

IL GAZZETTINO di VENEZIA - Sabato 4 maggio 2002

Non è solo una questione di poesia.

Venezia

Non è solo una questione di poesia. L'inquinamento luminoso, cioè il proliferare di luci che si sta divorando la notte, costa ai veneti 53 miliardi delle vecchie lirette. Senza contare disturbi al riposo e alla pace di moltissimi cittadini che in Laguna hanno addirittura portato qualche veneziano a dipingere di nero i vetri dei nuovi lampioni "stroboscopici" introdotti dal sindaco Costa.

«Stiamo assistendo a uno spreco pazzesco, ormai più della metà dei veneti e degli italiani non può più osservare la Via Lattea - denuncia Leopoldo Dalla Gassa, 46 anni, coordinatore di Venetostellato, l'associazione che da anni si batte contro l'inquinamento luminoso - la Regione, prima in Italia, ha approvato nel '97 una legge rivoluzionaria che proteggeva il cielo 25 chilometri intorno agli osservatori professionali come Asiago e 10 intorno a quelli privati. Peccato che non sia mai diventata operativa. Col risultato che ogni anno vengono sprecati in Veneto 53 miliardi di lire in luci inutili». Gli appassionati di astronomia ieri si sono ritrovati per un convegno patrocinato dall'Unesco che punta a salvare Venezia - città ancora risparmiata dall'invasione delle luci, ma a rischio - e pungolare gli amministratori pubblici. «In pericolo ci sono anche gli automobilisti, che possono essere distratti mentre guidano dai fasci luminosi delle discoteche», avverte Pierantonio Cinzano, ricercatore dell'università di Padova e presidente dell'Istil, l'istituto che ha realizzato un atlante sull'inquinamento luminoso in Italia che evidenzia come in Veneto sia una delle regioni più inquinate d'Italia. «Da tempo siamo in guerra con una discoteca di Fossalta di Portogruaro che "spara" nel cielo un fascio di luce potentissimo - ricorda Roberto Biondani, 35 anni, astrofilo veronese - potremo anche fare ricorso alla magistratura per far rispettare i limiti di legge del nuovo codice della strada come è già stato fatto nel Vicentino e a Verona».

Di fondo però c'è la battaglia per far rispettare la norma regionale: «Abbiamo già raccolto quasi seimila firme per modificare il testo della legge e adeguarlo a quello della Lombardia, il più innovativo», sottolinea Dalla Gassa. Gli astronomi professionisti come il padovano Francesco Bertola, 64 anni, non stanno a guardare: «Noi possiamo spostare i nostri osservatori alle Canarie, in Cile, o utilizzare il telescopio spaziale Hubble, ma i cittadini rischiano di essere privati di un bene necessario a nutrire l'anima». Qualche sito Internet per approfondire il tema: istil.it, darksky.org, venetostellato.it, cielobuio.org. E un libro di Paolo Candy: Il cielo stellato patrimonio dell'umanità. E non dei pochi ricchi che possono permettersi una casa su un cucuzzolo o in un'isoletta. 

Maurizio Crema

IL GAZZETTINO di VENEZIA - Sabato 4 maggio 2002

Venezia - L'INQUINAMENTO LUMINOSO .......

L'inquinamento luminoso si sta mangiando la notte di veneti e friulani. «Solo in Veneto l'uso eccessivo di luci artificiali con il buio, fa sprecare ogni anno 53 miliardi delle vecchie lire - denuncia Leopoldo Dalla Gassa, coordinatore di Venetostellato, l'associazione che si batte contro questo problema - Dal '97 esiste una legge mai rispettata, stiamo raccogliendo migliaia di firme per modificarla e renderla finalmente operativa».

Anche Venezia - riconosciuta internazionalmente come uno dei pochi centri storici da dove si può vedere bene il cielo - è a rischio. «Si cambia l'illuminazione pubblica - avverte l'astronomo Francesco Dal Corso dopo il convegno svoltosi ieri - e la luce fredda delle nuove lampade a vapore di mercurio altera i contorni dei monumenti. Abbiamo già in formato Costa: nessuna risposta ancora». I cittadini si difendono dipingendo di verde o nero i vetri dei nuovi lampioni per poter dormire, mentre l'accademico Francesco Rizzoli chiede di tornare a lampioni "stile Ottocento". Altrimenti anche qui sarà dura osservare l'allineamento dei cinque pianeti di questi giorni nel cielo verso Ovest, appena dopo il tramonto. Una congiunzione che non si ripeterà prima di molti anni e che per la metà dei nordestini è già impossibile da ammirare.

 

IL GAZZETTINO di VICENZA - IL THIENESE CHE SALVA LA NOTTE 

Thiene,  3 maggio 2002

(V. B.) "Inquinamento luminoso e salvaguardia dell'ambiente notturno. Salvare la notte". Questo è il titolo del convegno patrocinato dall'Unesco e dalla regione Veneto, che ha luogo oggi a palazzo Padapopoli, in S. Polo 1364 a Venezia, presieduto dal thienese Pierantonio Cinzano, organizzato dall'Istil, istituto di scienza e tecnologia dell'inquinamento luminoso, Venetostellato, con la partecipazione di International Dark-Sky Association, del Coordinamento veneto contro l'inquinamento luminoso, Cielobuio e del coordinamento nazionale per la protezione del cielo notturno. «Si tratta ­ dice Cinzano ­ di un convegno culturale e tecnico-politico, con relatori di livello nazionale e internazionale, volto a presentare il problema della salvaguardia dell'ambiente notturno e del cielo stellato, della didattica, della divulgazione e della limitazione dell'inquinamento luminoso. L'intento è quello di richiamare l'attenzione sia a livello regionale che internazionale. Nella nostra regione la situazione dell'inquinamento luminoso è piuttosto grave - continua Cinzano ­ In Italia è quella con la minore frazione di superficie con cielo "molto buono" attraverso il quale si possono vedere stelle di magnitudo 5.5; meno di un quinto del territorio, probabilmente solo le montagne vicino al confine con l'Austria. Per poter ammirare nella sua interezza uno dei più grandi spettacoli della natura, oggi quasi sempre è necessario fare spostamenti di centinaia di chilometri».

 

Venezia, domenica 7 aprile 2002  - Lettera al Gazzettino

Caro Gazzettino,

mi hanno spiegato che sono “moderne” lampade a vapori di mercurio quelle che verso metà marzo hanno trasformato la notte di campo san Giacomo dell’Orio.    E purtroppo non solo di questo campo.

Con una velocità e una discrezione inusuale, alcuni tecnici incaricati dal Comune hanno sostituito tutte le vecchie lampade ad incandescenza, aumentato in maniera spropositata e ingiustificata i punti luce ed hanno anche cambiato i bracci delle lampade che hanno un disegno totalmente fuori luogo.

Appena cala la notte, sembra, finalmente, di essere in un luogo surreale, in una sorta di “Venezia in miniatura” disneyana, dove le secolari absidi e il magnifico campanile non sono che un fondale per pubblicizzare la nuova filiale della Cassa di Risparmio di Venezia che già da tempo attenta alla luce soffusa del campo con le sue invasive insegne luminose. Ringrazio invece la Coop per aver rinunciato alle insegne notturne.

Mi domando perché non si siano fatte delle prove per misurare l’invasività di questa scelta e se ci si rende conto che si è riusciti a deturpare la bellezza di uno dei posti più belli di Venezia sovvertendo radicalmente i delicati rapporti di luce ed ombra che permettevano di godere delle architetture e di contemplare il cielo stellato. Mi domando come, nell’intervenire su Venezia, non riesca a prevalere il buon senso se non il gusto estetico. Queste lampade sono, come dicevo prima, a vapori di mercurio, sostanza molto tossica e hanno bisogno di un reattore per l’innesco dell’accensione (la scatola grigia vicino al lampione) e vengono così a costare molto di più di quanto si risparmi di energia rispetto alle lampade tradizionali.

Credo che gran parte dei cittadini condivida questa mia posizione. Cosa possiamo fare per riappropiarci delle notti veneziane?

Architetto Marzia Villella

 

Dal GAZZETTINO di VENEZIA del 23 marzo 2002 - Inquinamento da illuminazione

Egregio Direttore,

da una decina di giorni a Venezia in zona Fondamente Nuove - Gesuiti, sono stati effettuati dei lavori di illuminazione pubblica che hanno aumentato il numero dei lampioni e potenziato la loro luminosità tanto da illuminare tutta la zona in maniera eccessiva per una città come Venezia ancora a dimensione umana dove si riesce (o si riusciva) a godere di un cielo stellato o di un chiaro di luna proprio perché l'illuminazione era abbastanza naturale. Ciò mi crea un grosso disturbo perché è stato piazzato un nuovo lampione (che prima non c'è mai stato) di fronte a dove abito che illumina a giorno tutta la mia casa:

- in camera da letto, anche se chiudo i balconi filtra una forte luce rosa e non riesco più a dormire (non so come farò quest'estate dato che col caldo si tengono le finestre aperte);

- in salotto, la terrazza e sotto il giardino vengono investiti totalmente dalla luce del nuovo lampione, tanto che adesso è impossibile soffermarvisi perché si viene accecati e poiché d'estate la sera vengono usati per prendere il fresco sia la terrazza che il giardino, questa luce eccessiva oltre a renderli impraticabili attirerà anche numerosi insetti di cui vorrei evitare i pizzichi!

Nella Calle Foscarini dove è stato piazzato questo nuovo lampione, ci sono già due lampioni nel raggio di circa 50 metri che illuminano la strada a sufficienza, pertanto ho chiesto al Comune di rimuoverlo e di ripristinare la tranquillità luminosa di prima che non recava danno a nessuno, ma mi è stato risposto che stanno facendo questi lavori per mettere a norma di legge l'illuminazione pubblica a seguito di disposizioni da Roma... …Vorrei inoltre evidenziare che sul ponte Donà, in campo dei Gesuiti e su tutte le Fondamente Nuove è stato piazzato un lampione sopra ogni panchina, così quest'estate gli anziani e le coppiette che si sedevano a prendere il fresco o a godersi le splendide serate veneziane potranno godersi invece la luce dei lampioni e i "beconi dei musati". Spero di non essere l'unica persona a lamentarsi di questo spreco di energia e invito chi è d'accordo con me a sollecitare il Comune perché provveda al più presto in merito, (magari lasciando le lampadine trasparenti che ci sono sempre state invece di mettere quelle nuove lampadine al neon) perché Venezia non è Las Vegas e spero tanto non lo diventi!

Lettera Firmata 

Lettera di L. Dalla Gassa al Direttore del Gazzettino

 

Nasce WASBAM  - Wide-Angle Sky Brightness Automatic Mapper 

comunicato del dott.  Pierantonio Cinzano

 

Cari amici,

è per me un piacere annunciarvi la nascita di WASBAM.

No, non è il nome esotico di un mio secondo figlio, bensi' il nuovo strumento dell'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'Inquinamento Luminoso per misurare la luminosita' del cielo e calibrare le misure da satellite.

WASBAM è l'acronimo di Wide-Angle Sky Brightness Automatic Mapper.

Lo strumento è leggerissimo e facilmente trasportabile per poter fare misure da più siti nella stessa notte ed è completamente pilotato dal computer, in modo da coprire velocemente e in modo automatico l'intera volta celeste.
Puo' effettuare una successione di immagini a grande campo (circa 25 gradi per 16 gradi) nelle bande fotometriche UBVRI grazie ad un obiettivo Zenitar russo a cortissima focale procurato da Adriano Lolli oppure una serie di
spettri del fondo cielo con una dispersione migliore di un nanometro per pixel grazie ad uno spettrografo Browning che rimpiazza l'obiettivo.

La leggerissima montatura computerizzata altazimutale è una Celestron Nextar 4 con il relativo treppiede che è stata messa a disposizione gratuitamente da Auriga di Milano che l'ISTIL ringrazia per la grande disponibilita' e collaborazione.

Le Officine Marcon di San Donà di Piave, hanno realizzato un adattatore di alluminio che supporta una camera CCD SBIG ST-7E e una ruota portafiltri automatica SBIG CFW-8, tutto importato da Auriga.

Il software Orchestrate della Software Bisque comanda automaticamente tutta la sequenza di operazioni tramite il programma TheSky level IV che gestisce il puntamento dello strumento ed il programma CCDSoft v.5 (fornito con la
camera SBIG) che gestisce il CCD e la ruota portafiltri. E' sufficiente piazzare lo strumento, inserire la posizione geografica ottenuta con un GPS, aggiustare l'allineamento su due stelle scelte dallo strumento, avviare la
procedura e... leggersi l'ultima bozza di legge regionale contro l'inquinamento luminoso comodamente seduti in macchina, mentre lo strumento lavora.

Naturalmente lo strumento potrebbe essere usato anche per fare misure a terra (spettri di lampade e misure di intensità luminosa).

Ringrazio oltre alla ditta Auriga il nostro Plinio Camaiti per il suo essenziale contributo.

Pierantonio Cinzano


 

Intervento di Leopoldo Dalla Gassa   

(scarica il file in formato word)

 3 marzo 2002 - conferenza stampa  -  Sede provinciale di Forza Italia di Vicenza

Signori,

il progresso civile e tecnologico ha dovuto scontrarsi dapprima con l’inquinamento delle risorse idriche, quindi con l’inquinamento atmosferico. Mai l’opinione pubblica e la letteratura scientifica si sarebbero aspettati anche l’ultimo della serie: l’inquinamento luminoso.

Dall’inizio della vita sulla Terra, una caratteristica ha costituito il fondamento dell’ambiente: l’alternanza fra la luce diurna e l’oscurità della notte. A questa perpetua condizione si deve l’evoluzione della biosfera, l’attività del lavoro umano ed il tempo del riposo.

Ciò che non si è mai considerato dal momento in cui Edison scoprì la sua lampada elettrica, è che circa il 30% dell’energia impiegata per l’illuminazione di esterni viene sprecata per illuminare il cielo. 

L’UNESCO, nella sua Dichiarazione sulla “Riduzione degli Impatti Ambientali Negativi sull’Astronomia “ (IAU/ICSU/UNESCO - Parigi 1992) ha sancito il diritto ad una Terra indenne e non contaminata, includendo il diritto al cielo stellato, che al pari di tutte le altre preziosità naturali costituisce un patrimonio che deve essere tutelato nell’interesse delle generazioni attuali e di quelle future, conservandolo visibile e pulito.

Lo speciale simposio ambientale IAU/COSPAR/UN “Preservare il Cielo Astronomico” tenutosi nella cittadella dell’ONU a Vienna tra il 12 ed il 16 luglio 1999 in concomitanza con UNISPACE III (Conferenza delle Nazioni Unite sull’esplorazione e sugli usi pacifici dello spazio esterno), ha definito lo spazio esterno come “Territorio dell’umanità”, da proteggere da contaminazioni di ogni tipo. Inoltre, l’Unione Astronomica Internazionale ha rivolto un appello urgente a tutte le Nazioni perché l’illuminazione artificiale sia orientata dove è utile in modo da conservare visibile il cielo notturno e realizzare nel contempo un indispensabile risparmio energetico. 

La luce, che dovrebbe illuminare i luoghi alla quale essa è funzionalmente destinata, è al contrario dispersa in parte verso le stelle. Ciò minaccia la visibilità di uno scenario che è stato da sempre fondamentale per la crescita delle scienze esatte, della cultura filosofica ed umanistica.

Esistono paesi che non hanno un’economia tale da produrre una giusta illuminazione, perché poveri di tutto, ed altri, che consumano e sprecano energia in consumi inutili, fonte di inquinamento per combustione di risorse fossili non rinnovabili. 

Secondo dati forniti dall’E.N.E.L. nel 1997, per la sola illuminazione pubblica, sono stati impiegati qualcosa come 4800 milioni di kWh (il dato comprende approssimativamente anche i piccoli produttori di energia elettrica).

Questo valore deve essere aumentato di circa il 5% l’anno e, ad esso, va aggiunto un 30% circa per l’illuminazione esterna privata di qualsiasi tipo.

Nel 1998 pertanto nel nostro paese sono stati utilizzati circa 6240 milioni di kWh per illuminare strade, monumenti e quant’altro.

Tuttavia, come detto precedentemente, per fattori vari almeno il 30-35% (2184 milioni di kWh) di questa enorme potenza viene inviato, senza alcun senso, direttamente verso il cielo, producendo peraltro, circa 1.200.000 tonnellate di anidride carbonica che vengono immesse nell’atmosfera che respiriamo. L’effetto di tale risparmio equivarrebbe al beneficio apportato, al bilancio dell’anidride carbonica, da un’estensione di foresta di alto fusto di quasi 200.000 ettari.

Non è poi da trascurare il fatto che il restante quantitativo è spesso utilizzato in eccesso rispetto alle reali esigenze della collettività. 

In effetti nel corso dei nostri rilevamenti sono stati riscontrati ovunque mis(fatti) di ogni tipo, le cui tipologie sono di seguito riassunte.

 1)   Impianti sovradimensionati in relazione alle necessità (es. strade di campagna o periferiche illuminate con lampade normalmente utilizzate per centri cittadini, superstrade, grandi viali, o, comunque, eccedenti rispetto alle reali esigenze).

2)   Impianti funzionanti a pieno regime per tutto il corso della notte senza possibilità di ridurre il flusso luminoso durante le ore di minor traffico (es. dalle 22 alle 6).

3)   Monumenti con illuminazione eccessiva e/o con diffusione di luce al di fuori della sagoma e non soggetti a spegnimento programmato o ridotto.

4)   Erronea, eccessiva e inutile illuminazione, utilizzata per facciate di edifici di alcun pregio architettonico (come fabbriche, capannoni, abitazioni private, attività commerciali), per fini pubblicitari o di presunta sicurezza senza alcun controllo.

5)   Impianti con corpi illuminanti non idonei al fine per cui sono stati utilizzati, inclinati in modo tale da disperdere il flusso luminoso e, spesso, molto spesso pericolosamente abbaglianti.

6)   Impianti realizzati in zone poco urbanizzate o senza una reale necessità di esistenza, oppure funzionanti contemporaneamente ad altri precedenti di bassa efficienza. 

Tutto ciò in spregio alle più elementari norme di buon senso, con enormi danni e sprechi per la collettività e le risorse ambientali, tali sprechi si possono quantificare in circa trenta miliardi, delle vecchie lire, utilizzati dalle amministrazioni pubbliche per l'anno '97, a cui si deve aggiungere un altro dieci per cento prodotto dai privati, per illuminare il cielo, con un incremento annuo, come precedentemente anticipato, di circa il 5 per cento. 

La perdita delle qualità del cielo notturno non è solo una questione “astronomica” ma sta diventando sempre più una minaccia per molteplici equilibri ambientali.

E’ oramai certo che gli uccelli migratori, notoriamente in grado di orientarsi con le stelle, subiscono pericolose aberrazioni di viaggio. Le troppe luci che si disperdono verso l’alto fanno perdere loro le rotte con la conseguente morte di numerosissimi esemplari che non riescono più a giungere alla meta. Anche gli ecosistemi marini sono influenzati dall’inquinamento luminoso. Sono in corso studi sulla riproduzione del plancton ed è stato evidenziata l’influenza nefasta delle coste troppo illuminate sulle tartarughe marine, per le quali, giustamente, si spendono miliardi in progetti di protezione.

Si è inoltre verificato come le foglie di alcuni generi di piante, sottoposte a costante illuminazione notturna, subiscano alterazione nel processo della fotosintesi clorofilliana con conseguente riduzione della produzione di ossigeno.

Non possono essere sottaciuti anche gli effetti sui ritmi circadiani umani con disturbi sul riposo e disfunzioni dell’umore.

Secondo gli scienziati dell’Università del Connecticut la loro alterazione per eccesso di illuminazione può portare a stress, disfunzioni endocrine ed altre gravi malattie, con costi sociali pesanti.

In Italia, come in altre nazioni dell’Europa e di altri continenti sono nate a livello nazionale ed internazionale associazioni che hanno lo scopo di collaborare con le autorità periferiche e centrali che gestiscono la politica dell’ambiente e della qualità della vita.

Tra queste, in Italia sono l’Associazione CieloBuio, Coordinamento per la protezione del cielo notturno, che ha sede presso l’Osservatorio Astronomico G.V. Schiaparelli di Varese, l’Unione Astrofili Italiani, che ha sede a Padova in vicolo dell’Osservatorio e la International Dark-sky Association (IDA) con sede a Tucson, nonché la sezione Italiana IDA (Presidente Avv. Mario Di Sora) con sede presso l’Osservatorio Astronomico di  Campo Catino, l’ISTIL, Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso (Presidente Dr. Pierantonio Cinzano) con sede a Thiene e non da ultimo, VenetoStellato, Coordinamento Regionale Veneto contro l’Inquinamento Luminoso.

Ad esse aderiscono studiosi professionisti e non professionisti di numerose discipline, dalla biologia all’astrofisica, dalla tutela delle foreste all’ecologia della biodiversità. Per ultima sta per essere avviata una ricerca epidemiologica sugli effetti nascenti dall’inquinamento luminoso.

Contrariamente agli altri tipi di inquinamento, quello luminoso è facilmente risolvibile, non certo tornando al buio primitivo, bensì adottando le giuste tecnologie idonee al risparmio energetico (apparecchi cut-off o full cut-off), prodotti già disponibili sul mercato, con la conseguenza di poter offrire a quelle Regioni che lo richiedano, l’opportunità di usufruire di una migliore illuminazione.

 Questo è il punto di partenza per evitare che milioni di nuovi punti luce, piccoli “soli artificiali” si accendano al di fuori di ogni regola se non quella dello spreco energetico. Accecare il secolare patrimonio di cultura e di storia degli Osservatori Astronomici professionali e non professionali significa estromettere migliaia di giovani da esperienze didattiche e culturali stimolanti, da interessi che potrebbero portare alcuni di loro ad essere protagonisti della scienza del domani.

Il mondo tecnologico ha in sé gli strumenti per migliorare la qualità della vita e noi tutti possiamo convenire che sono poche le iniziative nel settore dell’inquinamento luminoso. Alcuni con poca saggezza e senza cultura lo ignorano del tutto.

Il cielo stellato è patrimonio dell’umanità e come tale deve essere salvaguardato.

In merito a ciò, un riconoscimento va senz'altro alla Regione Veneto, che per prima in Italia si è dimostrata sensibile al problema, la quale, con l'emanazione della L.R. 22 del 27 Giugno '97 "Norme per la prevenzione dall'inquinamento luminoso", ha aperto la strada alchè altre regioni si dotassero di leggi in materia. Ad oggi sono sette le regioni che si sono dotate di una legislazione in merito, a volte copiando altre leggi, a volte affinando le esistenti alle mutate tecnologie intervenute.

Tra tutte, è senz'altro la legge regionale lombarda, la n. 17/2000 che reca “Misure urgenti in tema di risparmio energetico ad uso di illuminazione esterna e di lotta all’inquinamento luminoso”, che va il merito di essere la più efficace oggi in Italia e che noi speriamo venga eguagliata, nei criteri e nei valori previsti di emissione a 90° e oltre, anche dalla Regione Veneto, attraverso l'emanazione di un corrispondente PRPIL (Piano regionale di prevenzione dell'inquinamento luminoso) per continuare l'opera che con saggezza e lungimiranza a suo tempo ha dimostrato di possedere.

Tanto premesso, è con queste motivazioni, che noi di VenetoStellato, assieme a tutti coloro vorranno affiancarci, intendiamo promuovere una raccolta di firme per la salvaguardia dell'ambiente e dell'altra metà del paesaggio che il cielo stellato rappresenta; per dare forza e incoraggiamento a coloro che politicamente rappresentano il bene comune, a livello regionale ma anche nazionale e perché no, magari anche a livello europeo.

Concludo con la seguente affermazione, sicuri che faremo in modo che resti tale anche per le future generazioni:

"Possiamo conoscere il mondo quanto vogliamo, presenterà sempre un lato d'ombra e uno di luce"   (Goethe)

                   Leopoldo Dalla Gassa

 

ILLUMINA LA MENTE - CONFERENZA STAMPA 

________________________

E' prevista per domani 2 marzo 2002 a Vicenza una conferenza stampa presso la sede provinciale di Forza Italia in Viale della Pace 146 sull'inquinamento luminoso.
F.I. Giovani vuol promuovere un'iniziativa di sensibilizzazione sul tema, ancora poco conosciuto, che presenta dei riflessi di carattere ambientale e culturale: l'inquinamento luminoso.
"Anche quest'anno - dice Andrea Pellizzari del coordinamento provinciale - vogliamo renderci protagonisti di una forte azione sul tema ambientale, proponendo all'attenzione delle Istituzioni Europee una nostra proposta dal titolo "Illumina la mente: no all'inquinamento luminoso". 
Anche quest'anno ci siamo sforzati di scegliere una tematica di "avanguardia" e di estrema attualità; per questo motivo ci siamo interessati di Inquinamento Luminoso, proponendo al dott.
Pierantonio Cinzano (scienziato del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Padova, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e uno dei massimi esperti mondiali in materia) e al dott. Leopoldo Dalla Gassa (responsabile regionale di Veneto Stellato- Coordinamento Regionale contro l'Inquinamento Luminoso) di renderci entusiasti e convinti sostenitori della loro campagna di sensibilizzazione con gli strumenti a nostra disposizione".

L'intenzione è quella di portare il problema a Bruxelles con una delegazione di 25 ragazzi che verrà ricevuta da un'apposita Commissione del Parlamento Europeo grazie all'intervento dell'On. Amalia Sartori. L'intento è quello di dare il via, con il contributo delle associazioni astrofile che già aderiscono, ad una raccolta di firme attorno ad un documento di intenti da imporre all'attenzione dei Governi. 
"L'iniziativa deve partire in Veneto - continua Pellizzari - perché questa è stata la prima Regione in Italia a dotarsi di una legge in materia (L.R. 22 del 27 giugno 1997) e deve raggiungere Bruxelles perché, una volta tanto, l'Unione Europea è in ritardo anche rispetto agli USA, su questo specifico tema".
Dati i riflessi che questo problema ha sull'economia in termini di sprechi energetici, sulla tutela dell'ambiente e degli ecosistemi regolati dal ciclo luce-ombra ed, infine, anche sulla salute dell'uomo per la possibile interruzione del ciclo circadiano, si conta di estendere questa iniziativa a tutte le associazioni ambientali e di categoria che vogliano prenderne parte (contatti in tal senso sono già in corso, per esempio, con la sezione giovanile dell'Apindustria.

 

Thiene, 25 gennaio 2002

Preg.mo Prof. Salvatore Serio
Presidente della Società Astronomica Italiana
Sua Sede

Lettera Aperta

Oggetto: Astronomi a favore dell'inquinamento luminoso

Carissimo Presidente,

Ti scrivo per un evento di una gravità inaudita. L'11 gennaio 2002 la Regione Emilia-Romagna ha indetto un audizione conoscitiva sulla ottima proposta di legge regionale contro l'inquinamento luminoso n. 989 cui ha partecipato in rappresentanza della SAIt il Vice Presidente Fabrizio Bonoli, senza intervenire. In data di oggi sono stato informato di una lettera che Bonoli, firmando per conto del presidente della Società Astronomica Italiana, avrebbe spedito alla Regione Emilia- Romagna. 

La lettera afferma "Nel merito della proposta di legge in esame, si ritiene importante sottolineare due punti di carattere generale. Relativamente ai requisiti di illuminazione, alle modalità di applicazione e ai parametri illuminotecnici, si suggerisce di rimandare alle norme UNI già esistenti". Anche se ad un occhio inesperto questa frase potrebbe sembrare inoffensiva e anzi sensata, tutti quelli che si occupano di inquinamento luminoso sanno bene che l'unica norma UNI esistente contro l'inquinamento luminoso -la UNI10819- è notoriamente inefficace tanto da essere criticata ormai ad ogni livello. La sua inefficacia è facile da dimostrare e nel mio intervento alla suddetta audizione avevo illustrato questo punto a tutti i presenti. In Piemonte, ove esiste una legge che fa riferimento alla UNI10819, è stata presentata alcuni mesi fa una nuova proposta di legge con provvedimenti simili alla n. 989. 

Lo stesso capiterà ovunque venisse fatto l'errore di approvare una legge sbagliata. Inoltre, alla luce delle esperienze passate la strada di una revisione della UNI10819 non è giudicata percorribile dalle organizzazioni che si occupano di lotta all'inquinamento luminoso e questo - tanto per fare un esempio - è stato ammesso all'audizione perfino dal rappresentante dell'
ENEL.

E' gravissimo che la SAIt proponga alla Regione Emilia-Romagna di fare riferimento alla inefficace norma UNI invece di sostenere il testo originale della proposta di legge n. 989 che è:
-  enormemente più serio ed efficace, sebbene piuttosto blando rispetto alle proposte da me avanzate nel mio intervento che spero vengano accettate;
-  affine all'ottimo ed efficace testo di legge già sperimentato con successo da due anni in Lombardia, uno dei migliori del mondo, anche come semplicità di applicazione;
- congruente con i provvedimenti richiesti dall'International Dark-Sky  Association in tutto il mondo;
- affine ai provvedimenti applicati in regolamenti come quello della città di Frosinone che hanno consentito enormi risparmi energetici ed economici;
- frutto di un aggiornamento e affinamento di quel testo di legge approvato a suo tempo dalla Assemblea dei Soci della Società Astronomica Italiana.

E' assolutamente inconcepibile che gli astronomi italiani della SAIt invece di dare il loro più totale appoggio agli ottimi e sperimentati provvedimenti della proposta di legge n. 989 insistano per avere più inquinamento luminoso.

La lettera di Bonoli segue a ruota l'intervento fatto dal Direttore del suo Dipartimento Prof. Bruno Marano alla stessa audizione, il quale ha espresso alcune posizioni criticabili e non corrette che mi sarei aspettato da qualche illuminotecnico rimasto indietro alle discussioni di tre anni fa, e non da un astronomo. Sarebbe opportuno che la SAIt evitasse di appoggiare
direttamente o indirettamente simili interventi.

Il fatto che la Società Astronomica Italiana si sia pronunciata a favore di un maggiore inquinamento luminoso -  perché questo è esattamente ciò che discende dalla lettera -  danneggerà gravemente a livello internazionale l'immagine della Società e della stessa comunità astronomica italiana. Come socio mi sento estremamente danneggiato nella mia onorabilità e protesto
fermamente, nella speranza che altri si aggiungano alla mia protesta.

Ti chiedo, come socio SAIt di vecchia data (1977) che ha collaborato a lungo con la Società sull'inquinamento luminoso, di voler riconsiderare la posizione presa dalla SAIt.

Nel caso che Tu non possa o non voglia modificare la posizione della Società nei confronti della proposta di legge n. 989, pur apprezzando molto il tuo operato fino ad ora,  riterrei opportuno che Tu ed il Vicepresidente Bonoli consideraste la possibilità di lasciare ad altri il vostro incarico in modo da non danneggiare ulteriormente l'immagine della Società e la volontà dei soci chiaramente espressa nell'Assemblea del 1990.

Ritengo che l'accaduto sia dovuto anche al fatto che da quando la SAIt ha "licenziato" l'avv. Mario Di Sora dalla guida della commissione per lo studio dell'inquinamento luminoso, la nostra Società ha lasciato l'argomento di volta in volta in mano a persone del tutto incompetenti nel campo. Chiedo alla Società di voler assegnare nuovamente l'incarico di seguire il problema
"inquinamento luminoso" all'avv. Mario Di Sora come agli inizi degli anni '90. Egli ha dato avvio alla lotta all'inquinamento luminoso in Italia, gode della più ampia stima dell'International Dark-Sky Association, ha operato con grande accortezza, sensibilità e competenza e non avrebbe mai messo la Società nella imbarazzante situazione in cui essa si trova. Nel caso che la
Società preferisse un laureato in astronomia, anch'io sono disponibile per detto incarico.

Con i più cordiali saluti,

Dr. Pierantonio Cinzano
Socio SAIt dal 1977

Presa di posizione dell’ing. Diego Bonata sul grottesco intervento dell’Astronomo Bruno Marano sull’inquinamento luminoso

 

Spett.

IAU - Presidente Prof. F.Pacini

INAF - Presidente Prof. Setti

SAIt - Presidente Prof. S.Serio

 Cordiali amici, e/o colleghi, astrofili, astronomi, associazioni, osservatori privati o pubblici, istituti di ricerca, mi presento: sono Diego Bonata, presidente di CieloBuio - coordinamento nazionale per la protezione del cielo notturno.
"Cielobuio" conta oltre 100 fra associazioni, osservatori ed istituti di ricerca afferenti in tutta Italia ed anche all'estero, ed è impegnata in una attiva collaborazione sul territorio con l'Unione Astrofili Italiani e l'International Dark Sky Association, che parallelamente alle analoghe strutture della Società Astronomica Italiana operano proficuamente nella lotta all'inquinamento luminoso.

Nella seconda settimana di Gennaio 2002, presso il consiglio della Regione Emilia Romagna, nel corso di un audizione pubblica del nuovo pdl regionale in materia di inquinamento luminoso, si è verificata una situazione assolutamente grave e sconcertante.
Gli interventi della società Sole sezione Emilia, degli illuminotecnici, e dei rappresentanti dei comuni che erano stati invitati, hanno tutti evidenziato pareri positivi oltre che grande interesse e soddisfazione per tale progetto di legge.
L'intervento che è seguito è stato quello del Prof. Bruno Marano direttore del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Bologna che era accompagnato in audizione dalla prof.ssa Valentina Zitelli.
Il suo intervento, oltre ad essere stato altamente inopportuno ed irriverente nei confronti i presenti, in particolar modo per l'associazione CieloBuio promotrice di tale progetto di legge, lo riteniamo una delle azioni più grottesche e controproducenti della recente astronomia italiana.
L'esimio Prof. Marano, contrariamente a qualsiasi logica e regola di convivenza civile, ha gettato fango sul faticoso lavoro DI PURO VOLONTARIATO realizzato in questi anni dalla Ns. associazione e delle associazioni che con noi collaborano per salvaguardare la cultura scientifica in Italia, ha criticato pubblicamente le scelte delle regioni che come la Lombardia hanno tentato di arrestare l'avanzata dell'IL (che nel contesto - audizione pdl Emilia - non centrava nulla), ha denigrato il premio internazionale "..per una stella in più" istituito nel 2000 da CieloBuio - UAI - IDA, ha sostenuto pubblicamente alcune tesi infondate sull'IL ed ha affermato apoditticamente che la lotta all'inquinamento luminoso si può concretizzare solo ed unicamente mediante l'applicazione della norma UNI, nello specifico il riferimento chiaro era alla norma UNI 10819, la stessa a cui la prof.ssa Zitelli ha partecipato alla stesura, la stessa norma che di fatto legalizza una dispersione di luce verso l'alto pari sino al 23%!
Un'affermazione di codesto tipo, che poteva essere comprensibile se fatta da un illuminotecnico, risulta quanto mai sorprendente per il buon senso dei presenti in quanto fatta da un professore universitario ordinario di astronomia.
E' con vivo dispiacere constatare che il prof. Marano non si rende conto che occupa il suo posto perché c'e' ancora gente che si appassiona di astronomia e coltiva la sua cultura astronomica sino ad intraprendere studi universitari in quella che riteniamo una delle più prestigiose università di astronomia italiane.
Ci dispiacerebbe vederlo dirigere un dipartimento vuoto per non aver avuto la lungimiranza di capire che gli astronomi di oggi sono gli astrofili di ieri, e che se nessuno vedrà più le stelle oggi, forse un giorno dovrà trovarsi un altro lavoro perché non ci saranno più sogni, interessi e vocazioni astronomiche da coltivare a livello universitario.
Troviamo strano cosi tanto accanimento e originalità di posizione da parte di un astronomo e che sia un astronomo a creare un potenziale danno alla lotta all'inquinamento luminoso degli ultimi anni, di fronte ad un intervento finale dello stesso rappresentante della Sole - ENEL che ha ammesso pubblicamente (esistono le registrazioni di tutto l'evento) che la norma UNI10819 e' pessima e che l'idea di rifarla e' ormai una strada che non appare alla luce dei fatti più percorribile.
Osiamo sperare che il caso Marano/Zitelli, nell’ambito delle gloriose tradizioni dell'astronomia italiana rimanga del tutto isolato e singolare.
Ciò tuttavia ci obbliga ad avvertire le pubbliche Istituzioni responsabili della cultura e della gestione della divulgazione popolare che siamo più che mai decisi a difendere l’oscurità del cielo notturno ed il risparmio energetico.
Saremo, altresì, disposti, nostro malgrado, a procedere a norma di legge a difesa della nostra dignità umana e culturale.
Siamo volontari della scienza ma anche contribuenti del patrio erario.

Confidando quindi che SAIt, INAF e IAU nella consapevolezza di così gravi affermazioni e nella forza delle loro illustri istituzioni si dissocino da tale posizione, e sperando che il nostro immenso sforzo per la salvaguardia degli scenari del cielo notturno e della cultura scientifica italiana, possa rappresentare per le Vs. istituzioni un degno contributo al Vs. prezioso lavoro di ricerca, porgiamo cordiali saluti,

Ing. Diego Bonata

CieloBuio - Coordinamento Nazionale per la protezione del cielo notturno

 

 

IL GAZZETTINO - Domenica, 20 Gennaio 2002 Cronaca di Marostica

Non porfido ma asfalto colorato

E' giunta in questi giorni al sindaco di Marostica Alcide Bertazzo una comunicazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Verona in merito alla realizzazione dei parcheggi nell'area della stazione, attualmente in corso d'opera.............. Il soprintendente Ruggero Boschi raccomanda l'adeguamento dei corpi illuminati alle norme tecniche sull'inquinamento luminoso e sconsiglia di collocare panchine e altri elementi all'interno della fascia di rispetto a verde prevista lungo le mura..................... "La risposta non mi stupisce - commenta il sindaco Alcide Bertazzo - perché esprime con estrema coerenza il punto di vista della Soprintendenza, il cui compito è quello di tutelare il patrimonio monumentale di Marostica. Non entro in merito alle polemiche dei mesi scorsi relativamente al tipo di pavimentazione, sono comunque convinto che man mano che procedono i lavori il risultato finale sarà la realizzazione di un parcheggio nelle vicinanze del centro storico e contemporaneamente la riqualificazione dell'intera area che per molti anni è stata in condizioni di degrado............. 

Chiara Padovan

 

IL CORRIERE DELLE ALPI - 20 gennaio 2002 - cronaca di SAN VITO di Cadore. 

Il Comune di San Vito è destinatario di un finanziamento regionale di 14 mila 443 euro per l'attuazione del piano contro l'inquinamento luminoso. Il contributo è stato assegnato dalla giunta regionale su proposta dell'assessore alle Politiche per l'Ambiente, Renato Chisso.
Approvato anche il riparto ai vari Comuni che intendono appunto predisporre piani di illuminazione pubblica e di adeguamento alle nuove tecniche degli impianti pubblici di illuminazione esterna, in base a specifica legge regionale del 1997.
Considerate le richieste avanzate e lo stanziamento disponibile in bilancio, la giunta regionale ha deciso di ammettere a beneficio le amministrazioni comunali che non avevano fruito di analoghi finanziamenti negli anni passati. L'entità del contributo è rapportata alla distanza dagli osservatori professionali e non professionali in base alle previste zone di rispetto e di protezione.
San Vito, unico comune della provincia di Belluno beneficiario di contributo in tale circostanza, è inserito fra quelli della fascia di rispetto dei 10 chilometri, ricevendo perciò il contributo in misura del 40 per cento del piano dell'opera.

L'ARENA di VERONA - Domenica 20 Gennaio 2002

Serata di osservazione con il circolo astrofili veronesi in collaborazione con il Comune e l’Agsm

Telescopio gigante a S. Zeno
Non bastava la nebbia. A rovinare buona parte della serata di osservazione della volta celeste organizzata ieri sera in Piazza San Zeno dagli astrofili veronesi ci si è messa anche una spessa velatura di nubi alte che ha impedito ai potenti telescopi di poter scrutare le meraviglie del cielo. Era infatti visibile appena uno striminzito quarto di luna, resa opaca dai cirri come fosse dietro un vetro smerigliato. Alla fine è stato possibile scorgere a malapena Giove con i suoi cerchi e la sua atmosfera liquida e inquietante oltre a pochissime altre stelle. «Il nostro hobby è fatto così», commenta Flavio Castellani, presidente del Circolo astrofili veronesi, intento a scrutare il cielo con un binocolo per scorgere Saturno e i suoi anelli. «Siamo purtroppo sempre vincolati dalle condizioni del tempo e dai tanti problemi che scaturiscono dall'inquinamento luminoso della volta stellata, anche se ultimamente l'Agsm ha iniziato ad operare con un certo rispetto per il cielo, curando un'illuminazione più razionale. Eppure queste serate riscuotono sempre grande successo. Ricordo bene le 10mila persone arrivate due anni fa in Piazza Bra e il grande seguito di iniziative analoghe tenute al castello di Villafranca e a Torri del Benaco».
Tanti sono stati gli appassionati che ieri sera hanno comunque affollato la piazza per scrutare il cielo dai 13 telescopi (tra cui uno ad altissima definizione con un'ottica di 50 centimetri). Si sono persi molte costellazioni come quelle delle Iadi e delle Pleiadi, stelle come Sirio, qualche ammasso di gas interstellare e diverse nebulose come quella di Orione, la più luminosa e quella meglio visibile dalla città.
«Osservare il cielo è sempre un emozione», prosegue Castellani. «Per questo il nostro circolo ha organizzato un corso di teoria e di osservazione pratica in otto serate che partirà proprio il prossimo martedì, nella sede della seconda circoscrizione di Piazza della Vittoria 10 a Parona». Nell’ultimo anno, per esempio, tutte queste attività divulgative sono state seguite da più di mille persone. Segno evidente che... il cielo non smette mai di interessare. In ogni caso per ogni tipo di informazione basta telefonare allo 045.8730442. E si potranno vedere le stelle. ( al.az. )

 
Recensioni: "... e uscimmo a riveder le stelle" 

Pagine Web della rivista CASSIOPEA http://www.cassiopeaonline.it/

A proposito di "cieli rubati" ... dall'inquinamento luminoso!
La lotta all'inquinamento luminoso vede, questa volta, come protagonisti gli alunni della 5 A della Scuola Elementare di Revine Lago (TV).
Nell'ambito del Concorso Didattico "... e uscimmo a riveder le stelle", un'iniziativa promossa nelle scuole allo scopo di far conoscere ai più giovani le problematiche connesse all'inquinamento luminoso, gli alunni di questa scuola elementare veneta hanno svolto un ottimo lavoro di ricerca, raccolto, successivamente, in un CD. Con disarmante semplicità, questi ragazzi dimostrano di aver acquisito una completa padronanza della problematica, denunciando i pericoli derivanti dall'inquinamento luminoso, elencando i possibili "rimedi", ed esortando le autorità a prendere i dovuti provvedimenti. Altrimenti - afferma Nadir -in un non lontano futuro ...

"vivremo in un mondo bidimensionale dove il cielo notturno sarà tapezzato solo da qualche decina di stelle e l'astronomia sarà solo una cosa da leggere sui libri. Le nostre notti saranno dei lunghi giorni con solo qualche variazione di luce e il nostro sguardo sarà ostruito da quel labirinto di luce che ci siamo costruiti attorno".
Il contenuto del CD è disponibile sul sito Web di VenetoStellato alla pagina
http://www.venetostellato.it/luminoso/paginaapertura.html

È un'ottima lezione di vita civile, impartita dai "più piccoli" ai "più grandi", che fa riflettere ...
_____________________________________________

 

Gazzettino del 15-1-02 - Cronaca di Bassano  - CREAZZO

Illuminazione pubblica, lavori terminati.

Si sono conclusi i lavori per l'adeguamento degli impianti di illuminazione di via Rampa. L'amministrazione ha investito oltre 51 mila euro nel progetto che va a completare il potenziamento dei punti luce nella zona collinare. Pochi mesi fa è infatti terminata la predisposizione luminaria di via Rivella, mentre l'illuminazione di via Del Colle è già stata potenziata. Si è tenuto conto che l'area rientra nell'osservatorio di Asiago e quindi devono essere rispettati i parametri contro l'inquinamento luminoso.

Il GAZZETTINO sabato 12 gennaio 2002 - Cronaca di Vittorio Veneto

Stop alla giungla delle insegne

L’amministrazione vuole combattere l’inquinamento luminoso migliorando l’estetica della città

Basta con la giungla della cartellonistica pubblicitaria stradale e delle insegne tipo "Broadway" nel centro e nei centri storici: pericolose per la viabilità e il traffico le prime, soprattutto in prossimità degli incroci, imputate di inquinamento luminoso le seconde. Così sta per essere assegnato - si stanno esaminando i preventivi migliori in questi giorni - ad uno studio di esperti del settore l'incarico di realizzare proprio il "piano delle insegne e della pubblicistica stradale" che rientrerà nel capitolo del nuovo arredo urbano e del territorio comunale. Parola d'ordine sarà standardizzare e uniformare la comunicazione pubblicitaria stradale secondo vincoli che l'amministrazione intende far rispettare.Quindi, ed è un esempio, sulla bretella Celante Forlanini ancora "pulita" e senza cartellonistica pubblicitaria di rilievo, nessuno si illuda di piazzare insegne brillanti o manifesti giganti. «Verranno definite meglio tutta la pubblicistica e le insegne degli esercizi commerciali, anche perchè arrivano spesso proteste dei cittadini per questo - annuncia l'assessore Luigi Citro - Quindi saranno da individuare i tipi di "cassonetti" da installare idonei all'immagine della città, dovranno essere funzionali all'arredo urbano secondo le linee che darà il piano. Proprio in questi giorni abbiamo avuto la richiesta di un'azienda lungo la Celante Forlanini di installare un'insegna sulla strada. Ma questo va in contrasto con il codice della strada per questione di visibilità: gli incroci sono troppo vicini. Ci saranno quindi da individuare postazioni ben definite in cui potranno trovare posto insegne e cartelloni».

Qualche anticipazione sulla metodologia riguarda i negozi del centro: il consiglio per non dover ricorrere poi a costose "sanatorie" sarà quello di installare le proprie insegne all'interno delle vetrine piuttosto dei cassonetti luminosi esterni. Oppure se non si vuole rinunciare a questo illuminare un'insegna con luce indiretta, che non provochi inquinamento luminoso. La comunicazione pubblicitaria di ogni genere esposta al pubblico sarà insomma nuovamente regolamentata: «Sono piccoli accorgimenti - dice Citro - ma messi insieme forniscono un'immagine migliore della città. Fare pubblicità non è negativo, ma con certi criteri stilistici e estetici. Il regolamento non sarà retroattivo, ma come nel caso delle insegne luminose al neon chiederemo per lo meno un adeguamento alle tipologie consentite. L'uniformazione riguarderà anche i cartelli della zona industriale e quelli lungo le strade in concessione che sono da organizzare con strutture di sostegno uguali».

Fulvio Fioretti

agg.to 14/04/2009

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