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LA SUPREMA CORTE STABILISCE CHE E’ REATO PRODURRE INQUINAMENTO LUMINOSO
IN AREE PROTETTE NAZIONALI E REGIONALI

La recente pubblicazione delle motivazioni della Sentenza n° 9353 del 9/3/2020, emessa dalla 3^ Sezione Penale della Corte di Cassazione in data 8/1/2020, sull’inquinamento luminoso e sonoro nelle aree protette, ci offre l’opportunità di fare il punto della situazione non solo sulla legislazione in tema di light-pollution ma anche sul pronunciamento dei giudici, sia di merito che di legittimità, sull’argomento - (Rivista Penale n. 3/2020, pag. 285).
Di seguito riporto il testo della massima che verrà commentata, anche alla luce delle norme esistenti oggi in Italia, che si sostanziano in numerose leggi regionali: “Non soltanto attraverso l’emissione di suoni di fortissima intensità, ma anche attraverso la proiezione verso l’alto, in plurime direzioni, di fasci di luci bianche e colorate, di pari intensità, può porsi in essere una condotta rientrante nella locuzione normativa di cui all’art. 6, co. 3, legge n. 394 del 1991 (“quant'altro possa incidere sulla morfologia del territorio, sugli equilibri ecologici, idraulici ed idrogeotermici e sulle finalità istitutive dell'area protetta”), integrante una violazione delle misure di salvaguardia previste per le aree protette regionali, con compiuta integrazione del reato di cui agli artt. 6 e 30 della citata legge.”
L’innovativa e attesa decisione prende le mosse da una Sentenza dell’11/7/2019 con cui la Corte d’appello di Firenze confermava la Sentenza 8/6/2018 emessa dal Tribunale di Lucca, appellata dall’imputato, che era stato riconosciuto colpevole del reato di cui agli artt. 6 e 30, legge n. 349 del 1991, così riqualificato il reato di cui all’art. 11, co. 3, stessa legge, assorbita nel medesimo l’ulteriore ipotesi di cui all’art. 13, co. 1, della stessa legge, e, riconosciute le attenuanti generiche e ritenuta la continuazione, lo aveva condannato alla pena di 1 mese e gg. 10 di arresto ed € 4000,00 di ammenda, in relazione a fatti dell’agosto – ottobre 2014.
In punto di fatto, per una rapida comprensione della fattispecie, la sentenza riguarda un esercizio commerciale di ristorazione che, durante le ore serali e notturne, in base agli accertamenti svolti, utilizzava impianti di amplificazione e di illuminazione in grado di creare emissioni sonore ad alto volume e luminose di forte intensità, anche colorate, tali da disturbare in modo rilevante l’habitat naturale, gli utenti del parco (siamo infatti all’interno dell’Area Protetta Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli – provincia di Lucca), gli animali selvatici del posto, i loro nidi, le tane o dormitori.
In pratica le emissioni contestate e sanzionate impedivano una normale esistenza naturale così ostacolando il riposo notturno della fauna omeoterma ed ectoterma, le attività dei predatori notturni, la nidificazione, incidendo sulle specie endemiche di cui all’allegato B (rectius 2) della L.R. Toscana n. 56/2000.
Per quanto a mia conoscenza è la prima volta che, in ambito penale e a così alto livello, si riconosce valore al concetto di inquinamento luminoso, tanto da affiancarlo con pari dignità a quello dell’inquinamento acustico, più noto da tempo risalente e quindi Per completezza d’informazione si ricorda che vi è un precedente, in ambito civilistico, con la sentenza n. 3130 della 3^ Sezione Civile dell’8/2/2008 che, per la verità, non riguardava tanto l’inquinamento luminoso quanto un caso di responsabilità aquiliana, derivante dall’ impropria realizzazione di un impianto di illuminazione, e di cui si riporta la massima: “Nella realizzazione o manutenzione di un’opera pubblica anche la P.A., ai sensi dell'art. 2043 c.c., deve rispettare il generale principio del neminem laedere, ed adottare tutti gli accorgimenti tecnici necessari per evitare di recare pregiudizio a terzi. La violazione di tale principio comporta l'obbligo del risarcimento del danno cagionato, indipendentemente dal fine pubblico dell'opera. Nella specie è stata confermata la condanna all’ente gestore delle strade per aver posto in essere lungo una strada consolare un sistema di illuminazione che alterava la fotosintesi nei campi limitrofi, danneggiando i raccolti”.
oggetto di maggior tutela da parte dell’ordinamento giuridico.
Questa breve integrazione viene ritenuta necessaria al fine di ribadire che anche l’uso eccessivo o erroneo della luce può integrare, come ormai riconosciuto, illecito civile o penale. Concetto questo che, ancor oggi, non è ben compreso non solo da parte di soggetti esercenti attività di vario tipo ma anche da progettisti e operatori di settore. In alcuni casi le violazioni vengono messe in atto dalle stesse pubbliche amministrazioni, più attente al raggiungimento di un consenso di bassa caratura che al rispetto delle normative vigenti o, comunque, ad un rapporto più equilibrato con l’ecosistema.
Tuttavia non a caso negli ultimi anni sono aumentati gli interventi repressivi, in forza delle prefate leggi
regionali, da parte di Polizie Locali (in modo sistematico a Roma e in provincia di Frosinone) e sezioni Arpa (notevole il lavoro svolto da Arpa Veneto motu proprio ma anche da Arpa Lazio), per sanzionare in via amministrativa casi eclatanti di “obtrusive light”. Forme di inquinamento luminoso comportanti disturbo per la quiete privata o pericolo di abbagliamento per gli utenti della strada, riconducibili all’uso indiscriminato di fari o insegne luminose con luminanze decine di volte superiori ai limiti di legge.
Per quel che occorre al presente commento non verranno analizzate le doglianze del ricorrente, sostanzialmente basate sul fatto che, in sede di contestazione, non vennero effettuate misurazioni mediante strumenti utilizzati da personale tecnico specializzato. Giova invece porre l’attenzione sul ragionamento fatto dalla Suprema Corte nel considerare l’inquinamento luminoso come una vera e propria forma di disturbo e di alterazione dell’ambiente.
In primis l’organo nomofilattico si attarda, con merito, a condividere il principio, ormai diffuso, di inquinamento luminoso come alterazione della quantità naturale della luce presente nell’ambiente notturno, provocata dall’immissione di luce artificiale. Concetto questo contrastato, lungamente, da molti produttori e progettisti del settore illuminotecnico, evidentemente a torto.
In modo indubbiamente più generico si ricorda che già l’art. 844 C.C., in tema di immissioni, è stato talvolta invocato per la tutela della quiete privata da disturbi luminosi provenienti da fondi vicini. Trattandosi di norma risalente al 1942 è ovvio che non possa tener conto delle varie legislazioni speciali di tutela ambientale approvate successivamente. Tuttavia il limite valutativo del criterio della “normale tollerabilità” è stato, con il tempo, superato ed integrato al fine di poter risultare compatibile, o comunque non in aperto contrasto, con le nuove e più appropriate prescrizioni legislative.
Come studioso dell’inquinamento luminoso, sia in ambito scientifico che giuridico, ho molto apprezzato l’impegno della Corte di legittimità nell’approfondire anche l’aspetto fisico e biologico del problema, dando atto che:“molteplici sono gli studi ed i rapporti che documentano gli effetti della luce artificiale sull’ambiente e che comprendono l’alterazione delle abitudini di vita e di caccia degli animali, disturbi alla riproduzione ed alle migrazioni, alterazioni dei ritmi circadiani, alterazioni ai processi fotosintetici delle piante e al fotoperiodismo, e, per l’uomo, abbagliamento, miopia e alterazioni ormonali in grado di diminuire le difese contro i tumori”. In pratica tutto il punto 10 della motivazione, pag. 9-11, si concentra sui danni, talvolta irreversibili, che vengono provocati dall’inquinamento luminoso. Viene inoltre citato lo studio sulle interferenze della luce sulla flora del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova (Casagrande – Giulini, 1983).
Unico aspetto non trattato è quello riguardante i danni, altrettanto accertati, alle ricerche e alle osservazioni astronomiche. Non a caso l’intero compendio di leggi regionali esistenti in Italia, pur richiamate opportunamente dalla S.C., ha trovato origine dalle istanze di astronomi professionisti e non professionisti che, all’inizio degli anni ’90, invocarono il varo di norme a tutela del cielo notturno.
Sul punto rileva infatti la Corte, con giusta attenzione e considerazione, che:“sebbene, si noti, non esista attualmente una normativa nazionale che disciplini tale fenomeno, la pressoché totalità delle Regioni italiane si sono date una legislazione tendente a regolamentare l’inquinamento luminoso”.
Come noto la competenza in materia di tutela ambientale è, in base all’art. 117 Costituzione, di competenza statale. Tuttavia l’inerzia del legislatore centrale, in una con la sensibilità delle regioni nel tentare di contenere questa forma di aggressione all’ecosistema, ha fatto accettare di buon grado questo intervento normativo. Tanto più che nelle competenze concorrenti sono previste la tutela della salute, la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, la ricerca scientifica e tecnologica; materie queste trattate da tutte le leggi regionali vigenti, anche per le richiamate esigenze di protezione delle ricerche astronomiche.
La Suprema Corte quindi, anche ricorrendo alle prescrizioni della L.R. 39/2004 della Toscana (Disposizioni in tema di energia), artt. 34, comma 2, rafforza il proprio convincimento in ordine alla rilevanza penale dei fatti contestati argomentando che: “La Regione anche attraverso il PAER, prevede misure particolari di tutela degli equilibri ecologici nelle aree naturali protette di cui alla L.R. 11/4/1995 n. 49 (Norme sui parchi, le riserve naturali e le aree protette di interesse locale”.
Nota inoltre l’estensore che il PAER (Piano Ambientale ed Energetico Regionale), con l’obbiettivo C2, allegato 1, ha inteso anche prescrivere i criteri per la progettazione, la realizzazione e gestione degli impianti di illuminazione, prevedendo espressamente al punto 4 di: ”limitare l’uso di proiettori ai casi di reale necessità, in ogni caso mantenendo l’orientamento del fascio luminoso verso il basso, in modo da non superare l’emissione massima di 5 cd/klm a 90° e 0 cd/klm a 100° ed oltre. Nelle zone tutelate il limite è di 0 cd/klm a 90°”.
Il provvedimento si conclude con la pertinente valutazione che l’esistenza stessa di una normativa regionale sull’inquinamento luminoso evidenzia quanto questo sia idoneo ad arrecare disturbo agli equilibri dell’ecosistema, in particolar modo quando ciò si verifichi in un’area protetta come quella in cui si trovava l’esercizio pubblico gestito dal ricorrente.
Non vi può essere dubbio quindi che anche la proiezione verso l’alto e in plurime direzioni, di fasci di luce bianche e colorate, di forte intensità, possa integrare la violazione degli artt. 6 e 30 della L. 394/1991, trattandosi di un agente fisico in grado di incidere sulla morfologia del territorio, sugli equilibri ecologici, idraulici ed idrogeotermici e sulle finalità dell’area protetta, per cui sono previste delle specifiche misure di salvaguardia, peraltro ribadite e meglio specificate dalla normativa regionale che, a questo punto, integra e rafforza quella nazionale.
Sulla scorta di tali argomentazioni il ricorso viene dichiarato inammissibile, con relativa condanna dell’imputato ricorrente, in relazione a tutti i vizi dedotti nella relativa impugnazione,
Ritengo che si possa condividere l’orientamento assunto dalla Corte di Cassazione, sul caso portato al suo vaglio, aggiungendo le seguenti considerazioni: 1) viene riconosciuta anche in sede penale, forse con maggior approfondimento tecnico-scientifico rispetto ai precedenti pronunciamenti in sede civile, l’esistenza e la dannosità dell’inquinamento luminoso per vari tipi di ecosistemi; 2) viene riconosciuto il ruolo delle leggi regionali, approvate in questi anni, come forma integrativa e rafforzativa di tutela ambientale rispetto la L. 391/1994, con cui è possibile quindi trovare un momento di raccordo e coordinamento e non già di contrapposizione. Viene pertanto svilita, implicitamente, qualsiasi ipotesi di presunta illegittimità costituzionale delle legislazioni regionali, come pure prospettato in passato, a mio avviso infondatamente, dai detrattori delle stesse; 3) le violazioni alle norme sull’inquinamento luminoso, quantomeno all’interno di aree protette nazionali e regionali, integrano automaticamente le fattispecie di reato di cui agli artt. 6 e 30 della L. 391/1994. Indubbiamente una buona notizia non solo per la salvaguardia dell’ambiente, in senso lato, ma anche per la protezione del cielo notturno di tutti quegli Osservatori che operano e ricadono nel perimetro delle prefate aree; 4) è auspicabile che pari considerazione possa essere riservata alle fasce di tutela poste a protezione degli Osservatori astronomici dai singoli provvedimenti regionali.
In tal senso si dovrà verificare se questo ulteriore passo in avanti dovrà compiersi per mano del legislatore o, come pure si è già verificato in altri casi, per mezzo dell’elaborazione giurisprudenziale.
Avv. Mario Di Sora - Cassazionista
Direttore Osservatorio Astronomico Campo Catino
Presidente emerito Unione Astrofili Italiani


Sotto il menu"PRESS" alla voce "comunicati stampa" pubblicato comunicato  dopo l'assemblea di VenetoStellato.

Sentenza della Cassazione emessa il 09 marzo 2020 . Precedente importante. Le motivazioni della sentenza sono consultabili al seguente link:  Consulta la sentenza.

 L'assemblea annuale degli iscritti a VenetoStellato viene confermata il 04 aprile 2020 in videoconferenza. Gli iscritti non registrati nella mailing- list dell'Associazione sono pregati di dare conferma e comunicare un indirizzo email  per ricevere  le credenziali di accesso. Per chi è registrato troverà nella mailing-list le credenziali di accesso.

 Il 18 giugno 2019 è stata pubblicata la Delibera della Giunta Regionale Veneta n, 746 del 04 giugno 2019 con la nomina dei componenti dell'Osservatorio permanente sul fenomeno dell'inquinamento luminoso come previsto dalla LR.n.17/2009 articolo 6 comma 4, in quanto i precedenti componenti erano giunti alla scadenza dei 5 anni.  Il contenuto è consultabile sul BUR N. 65 del 18 giugno 2019. Il Bur è consultabile a questo link.
Convocazione degli iscritti a VenetoStellato. L'assemblea annuale è prevista per il 9 marzo 2019 alle ore 14,30 presso l'osservatorio astronomico, sede dell'associazione, a Nove ( VI) in via Luigi Nodari 13.
Ordine del giorno della riunione:
1. Lettura del Verbale della seduta precedente
2. Relazione dell'attività svolta e centraline SQM: nuovo sito ftp
3. Rinnovo cariche dirrettivo
4. Nuovi componenti dell'osservatorio regionale sull'inquinamento luminoso previsto dalla Legge regionale e collaborazione con ARPAV.
5. Approvazione del bilancio 2018
6. Tesseramento
7. Varie ed eventuali

Pubblicati i GPP Criteri Ambientali Minimi Europei, ne deriva che tutti gli impianti a LED a 4000° k o superiori sono già obsoleti: ne più ne meno di ciò che noi affermavamo da tempo.

Informate i vostri U.T.C. (Uffici Tecnici Comunali) affinché usino con criterio le risorse.

http://ec.europa.eu/…/181210_EU_GPP_criteria_road_lighting.…

Richiesti:

0,0% RULO (flusso verso l'alto)

CCT minore o uguale a 3000K

Introduzione del G-Index per la limitazione della luce blu (maggiori info e foglio di calcolo per calcolarlo qui: http://www.juntadeandalucia.es/…/menuitem.7e1cf46ddf59bb2…/…)

 

Erogata la prima sanzione amministrativa dal Comune di Padova a un privato per omessa messa a norma dell'impianto di illuminazione esterna, nonostante la diffida del comune in ottemperanza a quanto previsto dalla legge regionale n.17/2009 all'articolo 11 ( sanzioni). "1. Chiunque realizza impianti di illuminazione pubblica e privata in difformità alla presente legge è punito, previa diffida a provvedere all'adeguamento entro sessanta giorni, con la sanzione da euro 260,00 a 1030,00 per punto luce, fermo restando l'obbligo all'adeguamento entro novanta giorni dall'irrorazione della sanzione...".

Convocazione degli iscritti a VenetoStellato. L'assemblea annuale  prevista per il 03 marzo è spostata al prossimo 17 marzo 2018 alle ore 14,30  presso l'osservatorio astronomico,  sede dell'associazione, a Nove ( VI) in via Luigi Nodari  13.
Ordine del giorno della riunione:
1. Lettura del Verbale della seduta precedente 
2. Relazione dell'attività svolta, e centraline SQM: nuovo sito ftp
3. Approvazione del bilancio 2017
4. Tesseramento  
5. Varie ed eventuali
 
 


Un altro passo importante nel contrasto all'inquinamento luminoso. La norma UNI11248 è stata profondamente cambiata. Ora i progettisti degli impianti di illuminazione stradali dovranno attenersi ai nuovi valori che potrebbero rappresentare la svolta verso un nuovo modo di  illuminare le  strade . Potete visionare i dettagli visitando la pagina ufficiale tramite il link :    http://www.uni.com/index.php?option=com_content&view=article&id=5570:la-nuova-uni-11248-sulla-selezione-delle-categorie-illuminotecniche&catid=171&Itemid=2612
 
 

Gli iscritti a VenetoStellato sono convocati per la riunione annuale che si terrà il prossimo 19 marzo ore 15.00  presso l'osservatorio astronomico,  sede dell'associazione, a Nove. in via Luigi Nodari  13.
Ordine del giorno della riunione:
1. Lettura del Verbale della seduta precedente 
2. Relazione dell'attività svolta risultati e contatti con la Regione
3. Approvazione del bilancio 2015
4. Tesseramento  
5. Stazioni SQM aderenti ed eventuali nuove stazioni da acquistare e installare
6. Varie ed eventuali

 Pubblicato sul sito istituzionale di ARPAV , Agenzia per l'ambiente del Veneto, il primo report redatto dall'Osservatorio  permanenete sull'inquinamento Luminoso sulla situazione in Veneto.  La pagina, con tutti i dati e i link per scaricare gli opuscoli è accessibile a questo indirizzo: 
La relazione è scaricabile anche da questo sito, alla voce" rapporti osservatorio permanente i.luminoso" nel menù" Download".

Il 21 Aprile 2015 la Giunta Regionale ha approvato la Delibera n.535 "..Approvazione degli esiti istruttori e delle graduatorie relative ai due bandi pubblici approvati con la Dgr.n. 1421 del 05 agosto 2014." La Delibera è consultabile e scaricabile in "Delibere" nel menu "Download" 


 

Pubblicata e disponibile per essere scaricata,  in "Delibere" nel menu "Download"  la nuova delibera della giunta regionale n. 2025 del 28 ottobre 2014 "Nuovo criteri per l'erogazione dei contributi da concedere ai Comuni che promuovono interventi  per il contenimento del fenomeno  dell'inquinamento luminoso. Art.10, punto 3, legge regionale 7 agosto 2009, numero 17. Deliberazione n.140/CR del 29/9/2014.Approvazione.  

 

 


                                                                                                                                                               

Importante risultato è stato ottenuto a Verona grazie alla collaborazione fra Comune e ARPAV e  all'impegno del rappresentante di VenetoStellato. Sono state messe a norma le  torri faro di Verona mercato. Medesimo risultato è stato ottenuto con gli impianti dello scalo merci Quadrante Europa. In totale, ora sono 60 le torri faro a norma della legge regionale della regione Veneto n.17/2009.

Le torri prima della messa a norma erano dotate ogni una di una decina di proiettori accessi con angolo di inclinazione 45° . Dopo la loro regolarizzazione, ovvero, con i proiettori posti con inclinazione di 90 gradi rispetto all’orizzonte,   ne sono sufficienti 3/4 accesi per coprire la stessa zona da illuminare per un totale di 120 fari invece dei 400 usati in precedenza.
Non solo, ma se consideriamo che ogni proiettore è dotato di una potenza di 1000 watt,  oltre al minor inquinamento luminoso, è da rimarcare il risparmio energetico ottenuto .

 

scalomerci                      Scalomerci2.png

 Le  torri faro scalo merci come erano                           Le stesse dopo la messa a norma